IN ITALIA ESISTE UNA DRAMMATICA EMERGENZA IMPRENDITORIALITA’ .

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IN ITALIA ESISTE UNA DRAMMATICA EMERGENZA IMPRENDITORIALITA’ .

 

 

L’INTERVISTA MAURIZIO TAMAGNINI AMMINISTRATORE DELEGATO FSI

«La situazione è drammatica». Non usa mezzi termini Maurizio Tamagnini, amministratore delegato di FSI per commentare,i risultati dell’analisi messa nero su bianco dall’ufficio studi della LIUC e FSI, che accende un faro su un fenomeno, quello «della crisi demografica giovanile ed aziendale» che «mina il futuro dell’Italia».

Giovani che emigrano, giovani che non lavorano, giovani che non vogliono diventare imprenditori. Un insieme di fattori che in prospettiva rischia di destabilizzare il Paese fin nelle sue fondamenta.

COSA LA PREOCCUPA DI PIU’ ?

L’Italia ha un contesto macro e microeconomico buono, dato dalla stabilità di governo, da uno spread significativamente ridotto e da un sistema bancario molto solido. In questo quadro però negli ultimi dieci anni quasi un ragazzo su cinque tra i 15 e i 35 anni non ha partecipato alla società economica, i cosiddetti NEET (Not in Education, Employment or Training).

Una vera emergenza che coinvolge soprattutto le ragazze, con tassi tra il 22% e il 31% negli ultimi 10 anni.

Un dato disarmante, accompagnato anche da altre dinamiche negative

Certo, l’emigrazione, le basse retribuzioni, la disoccupazione e la precarietà dei contratti.

A questo si somma un tema altrettanto centrale, la bassissima propensione dei giovani a diventare imprenditori.

IN CHE TERMINI ?

L’Italia è ultima in Europa se si guarda alla percentuale di giovani che creano o vogliono creare un’impresa: siamo al 2% contro il 6% circa della Germania e il 5% della Francia. Aspetto ancora più allarmante è che appena lo 0,4% delle donne del Paese immagina un destino da imprenditrice, praticamente nessuna.

Questo significa una crisi demografica aziendale impellente ed emergenziale.

È ANCHE PER QUESTO CHE I GIOVANI VANNO ALL’ESTERO ?

In dieci anni sono emigrati più di 400mila giovani.

Questo flusso migratorio è cominciato più o meno nel 2010, prima l’Italia non registrava una tale emorragia.

Emigrano da tutte le regioni italiane in maniera abbastanza uniforme. E questo ci fa perdere circa 40 miliardi di gettito fiscale l’anno, quasi una finanziaria, di cui 11 miliardi proprio legati all’addio al Paese da parte dei giovani.

Questo è dettato anche dal fatto che il “tasso di rendimento interno” della laurea è il più basso in Europa: è al 5,3% contro il 13,5% della Francia e il 12,3% della Germania.

COLPA DELLE RETRIBUZIONI ?

Sì, i neolaureati a parità di potere d’acquisto guadagnano il 60% in meno che in Germania e il 30% in meno che in Francia e in prospettiva questa forbice si allarga perché gli stipendi non salgono: nei primi cinque anni dopo la laurea, in Germania gli stipendi crescono quasi del 50% in più rispetto a quelli italiani. Inoltre, in Italia non c’è ascensore sociale, solo l’11% dei figli dei non diplomati consegue una laurea.

ESISTONO MISURE DI CONTRASTO ?

Mi permetto di suggerire alcune proposte. Innanzitutto, serve un patto fra tutte le forze economiche e sociali della nostra società civile per aumentare gli stipendi dei neolaureati.

Poi serve stimolare l’imprenditoria giovanile con finanziamenti a fondo perduto già dal primo anno di Università per incoraggiare la creazione di idee da trasformare in start up. Da ultimo un Erasmus al terzo anno di superiore garantito anche a chi non ha reddito sufficiente per sostenere il costo.

È una spesa di circa 1,2 miliardi che potrebbe supportare fino a 200mila studenti tramite la formula del prestito d’onore (che ha un tasso di default inferiore all’1%).

CHE BENEFICI AVREBBE QUESTA ULTIMA INIZIATIVA ?

Anticipando l’esperienza all’estero nel periodo delle superiori si limita il rischio che scelgano di andare in altri paesi una volta giunti alla laurea, poi con il rientro avremmo un’immigrazione giovanile qualificata grazie alle doti di empatia dei nostri studenti che farebbero rete con le conoscenze sviluppate nel periodo di studio fuori dall’Italia.

I nostri stessi ragazzi rientrerebbero arricchiti e daremmo un messaggio fortissimo: la società civile investe su tutti i suoi figli per promuovere il futuro delle famiglie. Da ultimo verrebbe certamente data un’accelerazione all’integrazione europea.

 

I.S.F.O.A.-  Hoschule für Sozialwissenschaften und Management  proprio per questo motivo ha cercato di rafforzare il proprio ruolo ed intervento istituzionale accademico creando appositi percorsi di studio specialistici ed unici in Economia Sociale e Sviluppo Territoriale unitamente a momenti di formazione liberi e gratuiti a beneficio della cittadinanza dedicati alla Educazione Finanziaria come quello inaugurato nel mese di Giugno a Desio in Brianza.   

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