IN ITALIA E’ NECESSARIA ED URGENTE UNA POLITICA INDUSTRIALE CONTRO IL DECLINO

I.S.F.O.A. HOCHSCHULE FÜR SOZIALWISSENSCHAFTEN UND MANAGEMENT   

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IN ITALIA E’ NECESSARIA ED URGENTE UNA POLITICA INDUSTRIALE CONTRO IL DECLINO

 

Il Centro Studi di Confindustria Vicenza, una tra le province più industrializzate d’Europa, con un export pro capite stabilmente ai vertici nazionali, punto di riferimento per meccanica, oreficeria, tessile e concia, elenca sei trimestri consecutivi in calo.

Il primo trimestre del 2024 la flessione è stata di –0,5% e così nel secondo; nel terzo e quarto la perdita è stata di un punto percentuale, fino al primo trimestre 2025 che ha segnato –0,4%, e al secondo in ulteriore peggioramento a –0,8%. Dati raccolti ed elaborati a livello locale, direttamente dalle aziende associate.

«Parliamo di un dato molto problematico e, al di là delle singole percentuali, di un trend negativo consolidato», spiega Barbara Beltrame Giacomello, presidente della territoriale, che invita a «dire le cose come stanno, senza girarci attorno. Non credo nemmeno che si tratti di una parentesi ma di un fenomeno strutturale, che può minare un tessuto economico ben oltre il nostro territorio. È qui che si concentra una parte importante della competitività internazionale del Made in Italy».

Vicenza è da sempre un termometro molto sensibile della situazione economica nazionale: qui il manifatturiero genera quasi il 40% del valore aggiunto provinciale, una quota doppia rispetto alla media nazionale, e alimenta un indotto che coinvolge servizi, logistica, ricerca e consulenza.

«Questo calo occupazionale è trasversale: non rappresenta un singolo settore in difficoltà. E se le aziende nel loro complesso sono ferme o arretrano e non assumono, questo si riversa in modo importante sui professionisti e sui fornitori di servizi. A parte il distretto orafo che resta in salute, i più penalizzati sono automotive, siderurgico, conciario, moda».

Difficile identificare un unico fattore di crisi: «In questi ultimi anni si sono sommati conflitti, grandi instabilità, transizioni epocali, fino alla più recente attesa sui dazi. Non è chiaramente un problema vicentino e nemmeno italiano, ma l’Europa non sta riuscendo a essere un argine, anzi: manca una politica economica comune che guardi oltre i tre mesi o addirittura il singolo mese. Credo che il mercato, che dovrebbe essere libero, ormai non lo sia più, non solo per dazi o sanzioni ma per barriere interne all’Unione europea, fra Golden power a macchia di leopardo e regole ideologiche che non tengono conto della realtà. Una Europa che, dal Green deal in poi, è iper regolata, riduce la concorrenza e fa crescere i costi per i consumatori. A pagarne il prezzo è la quantità e anche la qualità della nostra occupazione».

E non è un problema di mismatch, che pure esiste, così come il calo demografico: «Emergenze ben note, e per le quali una immigrazione regolare e controllata potrebbe fare molto. Mancano certamente lavoratori, e ci sono posti che non vengono richiesti. Ma non servono solo persone, servono competenze, formazione. Non si spiega comunque un calo occupazionale così duraturo: basta guardare ai numeri negativi anche della produzione industriale, che a Vicenza è in flessione praticamente da due anni».

Le soluzioni? «Ci sono, e in alcuni casi basterebbe muoversi in continuità con qualcosa che abbiamo già sperimentato come Industria 4.0, che va ripreso e aggiornato, anche finanziandolo con ricalibrature del Pnrr o dei fondi di coesione che in alcuni casi rischiano di andare persi. Credo sia necessario farlo subito, perché se come stiamo vedendo Cina, India e altre potenze si uniscono noi siamo destinati a essere il vaso di coccio, in una Europa che resta indietro».

Le aziende chiedono una politica industriale chiara e a lungo termine, «e non hanno certo bisogno di ristori – chiarisce la presidente – Così avremmo anche la possibilità richiamare investimenti nel nostro Paese perchè in questa situazione nessuno è disponibile a puntare qui le proprie risorse: eppure Vicenza è sempre stata attrattiva, anche per aziende straniere e per i fondi di investimento».

C’è spazio anche per una autocritica, per quanto riguarda la gestione dei giovani: in Veneto la quota dei “cervelli in fuga” è anche superiore ad altre aree.

«Va preso atto che è cambiato il paradigma lavorativo: chi entra in azienda cerca il benessere lavorativo, ma anche quello personale. Dobbiamo al nostro interno essere capaci di fare delle modifiche, mentre purtroppo ci sono ancora aziende ferme agli anni Ottanta che non si accorgono di come i giovani chiedano welfare, flessibilità, formazione continua, con un orizzonte più breve e che non ritiene più il posto fisso intoccabile».

I.S.F.O.A.- Hoschule für Sozialwissenschaften und Management proprio per questo motivo ha cercato di rafforzare il proprio ruolo ed intervento istituzionale accademico creando appositi percorsi di studio specialistici ed unici in Sicurezza Cibernetica ed in Ingegneria Informatica unitamente a momenti di formazione liberi e gratuiti a beneficio della cittadinanza dedicati alla Educazione Finanziaria come quello inaugurato nel mese di Giugno a Desio in Brianza.

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