IN ITALIA DAI GIOVANI EMIGRATI CHE LAVORANO ALL’ESTERO SI REGISTRA UN MANCATO GETTITO DA 11 MILIARDI DI EURO.

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IN ITALIA DAI GIOVANI EMIGRATI CHE LAVORANO ALL’ESTERO SI REGISTRA UN MANCATO GETTITO DA 11 MILIARDI DI EURO.

 

LAVORO, DAI GIOVANI EMIGRATI MANCATO GETTITO DA 11 MILIARDI DI EURO

Un 40% circa di giovani precari, tra contratti a tempo determinato e lavoratori autonomi.

Il 18% dei ragazzi tra i 15 e i 35 anni che non partecipa alla vita economica, i così detti Neet, contro il 10,5% della Germania, il 6,3% dei Paesi Bassi e il 13% circa di Francia e Spagna.

Con una percentuale altissima tre le donne: il 22,3% rispetto al 14,5% dei giovani maschi. Certo tra loro c’è chi fa il caregiver ma il dato resta allarmante tanto più se associato ad altri numeri, tutti racchiusi nell’analisi condotta da FSI e l’Ufficio Studi della LIUC , voluto dal rettore Anna Gervasoni e guidato da Chiara Gigliarano.

Tra questi a spiccare anche il numero di disoccupati.

Il il tasso di disoccupazione dei 15-35enni nel Paese era del 13% nettamente superiore a quello della Germania (4,4%) e anche a quello della Francia (10,8%) con una situazione pressoché limite al Sud (23,1%) e nelle isole (24,1%). A pagare lo scotto maggiore sono i non diplomati: il 19,9% di loro non lavora, di fatto uno su cinque.

E in questo quadro anche chi ha un impiego ha un reddito distante da quello del resto d’Europa. E vale anche e soprattutto per i laureati.

Secondo lo studio LIUC-FSI il reddito netto annuo di chi completa il percorso universitario a parità di potere d’acquisto di un giovane italiano è poco inferiore ai 18mila euro contro i quasi 30 mila euro di un ragazzo tedesco.

Se a questo si somma il tema casa, ossia la capacità di un giovane tra i 15 e i 35 anni di prendere in affitto o acquistare un immobile in base al suo reddito allora si scopre che per affittare un appartamento con due camere da letto a Milano deve spendere il 90% di quanto incassa ogni mese, a Venezia il 77%, a Roma il 75%, mentre a L’Aquila il 23%.

Se vuole acquistare con un mutuo allora può permettersi 13 mq a Milano, 16 mq a Roma e 98 mq a L’Aquila. Ecco spiegato perché un giovane italiano non riesce a ottenere mediamente una maturità economica prima dei 30 anni, mentre in molte regioni europee se la assicura già dai 25 anni (Danimarca, Paesi Bassi e Germania).

Di qui l’emorragia di “talenti” che fuggono all’estero. Se nel 2013 erano circa 12mila giovani under39 ad andare Oltreconfine, dieci anni dopo lo hanno fatto circa 29mila.

L’emigrazione è un fenomeno che vale una perdita in termini di gettito fiscale di 37,1 miliardi l’anno, oltre 11 miliardi solo per quel che riguarda l’impatto dei ragazzi.

Ma c’è anche una perdita in termini di investimento in formazione di fatto bruciato: nel 2023 la stima parla di 3 miliardi di euro spesi per sostenere un intero ciclo di istruzione di giovani laureati italiani poi “persi” a seguito del loro trasferimento all’estero.

A beneficiarne principalmente la Germania, la Svizzera, la Spagna, la Francia e il Regno Unito.

Tutto questo in un quadro che sconta una bassissima propensione all’imprenditorialità da parte dei giovani (si veda altro articolo in pagina).

Che fare? Liuc-FSI hanno messo a punto uno strumento un indice sintetico che si chiamerà YES (Youth Enhancement Score) che può diventare una leva importante per istituzioni e politica per migliorare l’attrattività del Paese.

Questo indicatore è uno strumento per poter misurare nel tempo l’andamento e l’impatto di alcune manovre.

Grazie a YES la politica può lavorare su variabili anche non convenzionali per migliorare il quadro.

L’indice è una media ponderata di diversi fattori e vuole mettere in evidenza quanto ciascun territorio di riferimento sia in grado di fornire opportunità lavorative, di reddito rispetto al costo della vita, di attrattività imprenditoriale, e come stanno i giovani che vivono in quel territorio.

L’Italia oggi incassa uno YES di 81 contro il 114 del Belgio e il 93 della Germania ma solo l’86 della Francia.

Il gap in questo caso appare ridotto ma il Paese è comunque ultimo per mercato del lavoro e reddito mentre si posiziona nella media per alloggio e benessere soggettivo, e negli anni recenti il tasso di imprenditorialità è comunque cresciuto.

Guardando alle singole regioni, l’Italia «ha una configurazione a macchia di leopardo che mi fa essere ottimista: alcune regioni del Paese sono allineate ai benchmark europei e quindi possono essere di ispirazione per far crescere l’indice di attrattività per i giovani. .

La distanza tra Nord e Sud è marcata: fatta 100 la media italiana, si va dall’81 della Sicilia al 109 della Lombardia.

I.S.F.O.A.- Hoschule für Sozialwissenschaften und Management proprio per questo motivo ha cercato di rafforzare il proprio ruolo ed intervento istituzionale accademico creando appositi percorsi di studio specialistici ed unici in Economia Sociale e Sviluppo Territoriale unitamente a momenti di formazione liberi e gratuiti a beneficio della cittadinanza dedicati alla Educazione Finanziaria come quello inaugurato nel mese di Giugno a Desio in Brianza.

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