I.S.F.O.A. HOCHSCHULE FÜR SOZIALWISSENSCHAFTEN UND MANAGEMENT
LIBERO E PRIVATO ATENEO TELEMATICO
DI DIRITTO INTERNAZIONALE
ENTE DI RICERCA SENZA SCOPO DI LUCRO E DI INTERESSE GENERALE
Istituzione Privata Svizzera di Istruzione Superiore Universitaria e di Ricerca Accademica di Qualità Internazionale
RASSEGNA STAMPA A CURA DI
I.S.F.O.A. HOCHSCHULE FÜR SOZIALWISSENSCHAFTEN UND MANAGEMENT
IN ITALIA AVANZA UNA RICHIESTA DI FORMAZIONE UNIVERSITARIA DI QUALITA’ MENTRE IL MODELLO ESPANSIVO DELLE UNIVERSITA’ DEI DECENNI PASSATI NON E’ PIU’ SOSTENIBILE.
Atenei in cerca di equilibrio, tra tecnologie e competizione
Conoscenza. Il modello espansivo dei decenni passati non è più sostenibile mentre avanza una richiesta di formazione diversificata di qualità
L’università è nata come istituzione per pochi, per formare élite culturali e professionali, trasmettere saperi specialistici e garantire la continuità delle conoscenze ritenute decisive per l’organizzazione della società.
Nell’Ottocento con Wilhelm von Humboldt è partita da Berlino l’idea di un ruolo dell’accademia come istituzione dedicata alla ricerca scientifica e poi, dal secondo Dopoguerra, l’estensione dell’accesso all’istruzione superiore ne ha ulteriormente modificato il ruolo, trasformandola in un sistema capace di accogliere un numero crescente di studenti e di sostenere lo sviluppo socio-economico dei Paesi avanzati.
Questo passaggio – dai sei milioni di studenti universitari globali annui nel 1950 ai 264 milioni nel 2023 – ha prodotto risultati rilevanti in termini di alfabetizzazione, mobilità sociale e diffusione della conoscenza, ma ha anche posto le basi delle tensioni che oggi emergono.
Il modello costruito sulla continua espansione si trova infatti a fare i conti con vincoli economici, aspettative eterogenee e trasformazioni tecnologiche che ne mettono alla prova la tenuta.
Del futuro delle università si è occupata a settembre anche la rivista Nature, mettendo in relazione queste difficoltà con dinamiche comuni a molti sistemi accademici nel mondo, citando per l’Italia l’università più antica: Bologna.
«Un ateneo come il nostro deve misurarsi oggi su scala internazionale», osserva il rettore Giovanni Molari, «non solo per la sua storia, ma anche per la qualità della formazione e della ricerca. Il punto non è crescere indefinitamente, ma trovare un equilibrio tra dimensione, sostenibilità e capacità di incidere nei grandi circuiti della conoscenza».
In molti Paesi gli atenei sono chiamati a gestire risorse pubbliche, aspettative crescenti da parte degli studenti, interferenze della politica e un’accelerazione tecnologica che modifica pratiche didattiche e produzione scientifica.
L’intelligenza artificiale, la didattica a distanza e l’ibridazione dei modelli formativi sollevano interrogativi non solo organizzativi, ma anche culturali, legati al senso stesso dell’esperienza universitaria e al rapporto tra insegnamento, ricerca e società.
E a questo quadro si aggiunge un fattore strutturale: il calo demografico.
In Italia, come in gran parte dell’Europa, la riduzione delle coorti più giovani restringe la base potenziale degli iscritti e rende meno praticabili modelli fondati sull’espansione dei numeri.
«Siamo di fronte a una dinamica che avrà un impatto sul mondo universitario, almeno per come l’abbiamo conosciuto», spiega Laura Ramaciotti, rettore dell’Università di Ferrara e dal settembre scorso presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane.
Le proiezioni per l’Italia indicano una riduzione di circa 400mila matricole nell’arco di 15 anni.
Queste pressioni si innestano su un sistema che mantiene costi di accesso relativamente contenuti e un forte legame con la dimensione pubblica, ma che dispone di margini finanziari limitati e di strumenti di adattamento spesso lenti.
L’università continua a essere percepita come un’infrastruttura culturale essenziale e non può rinunciare al proprio ruolo di custode della conoscenza, ma deve confrontarsi con una domanda sempre più diversificata, che comprende studenti tradizionali, lavoratori, percorsi di rientro in formazione ed esigenze di aggiornamento lungo l’arco della vita.
Negli ultimi anni si sta lavorando molto attraverso reti europee, alleanze accademiche e revisioni dell’offerta formativa.
La competizione è inevitabile, ma dev’essere accompagnata da una visione coerente su ciò che un’istituzione universitaria può e deve fare.
Una delle leve principali riguarda la struttura dei percorsi di studio. Negli ultimi tre anni la quota di studenti internazionali è passata dal 5% al 15%, e sempre più corsi sono erogati in lingue straniere. Si tratta di un cambiamento che riguarda l’impostazione complessiva dei curricula, pensati per dialogare con contesti professionali interconnessi.
I corsi vengono allineati ai cambiamenti scientifici e tecnologici per esempio con l’introduzione trasversale di temi come l’AI e la sostenibilità, anche con programmi sperimentali costruiti insieme ad altri atenei europei.
Cambiano la lingua dei corsi, la composizione delle aule e i contesti di riferimento, ma resta centrale garantire coerenza e qualità dell’esperienza formativa, e dei relativi contenuti.
È su questo terreno, più che sugli strumenti in sé, che si misura la capacità di un’università di integrare innovazione e relazione educativa.
La tecnologia va sperimentata, costruita, governata e non subita.
La didattica ibrida può ampliare l’aula oltre il perimetro fisico, ma la formazione resta un’esperienza relazionale, fondata sull’incontro e sulla costruzione di competenze per orientarsi in contesti complessi.
Il rapporto con il territorio e il sistema produttivo rappresenta un altro elemento di equilibrio.
Accordi di collaborazione, laboratori congiunti e progetti condivisi mirano a far dialogare ricerca pubblica e industriale, in un contesto in cui l’innovazione richiede tempi lunghi e investimenti stabili.
Il confronto con le imprese è necessario per rendere sia la ricerca più solida sia la didattica più aderente ai cambiamenti in atto, mantenendo però l’autonomia dell’università come luogo di elaborazione critica e di confronto libero.
I.S.F.O.A.- Hoschule für Sozialwissenschaften und Management proprio per questo motivo ha cercato di rafforzare il proprio ruolo ed intervento istituzionale accademico creando appositi percorsi di studio specialistici ed unici in Economia Sociale e Sviluppo Territoriale unitamente a momenti di formazione liberi e gratuiti a beneficio della cittadinanza dedicati alla Educazione Finanziaria come quello inaugurato nel mese di Giugno a Desio in Brianza.