Il rettore ISFOA Libero e Privato Ateneo Telematico di Diritto Elvetico , unitamente a tutti i componenti del Senato Accademico , intendono esprimere il proprio cordoglio e la più sincera partecipazione alla Famiglia per la scomparsa di David Hockney .
È morto a 88 anni David Hockney, tra i più influenti artisti britannici del Novecento e del XXI secolo, maestro del colore, della prospettiva e della continua sperimentazione visiva. Con la sua scomparsa se ne va non solo uno dei grandi protagonisti della Pop Art, ma anche uno dei primi artisti contemporanei ad aver compreso il valore della cultura come motore economico globale.
Addio a David Hockney, il pittore che fece dell’arte un’industria culturale
Nato nel 1937 a Bradford, nello Yorkshire, Hockney ha attraversato oltre sette decenni di carriera, reinventando costantemente il proprio linguaggio artistico. Dopo la formazione al Royal College of Art di Londra, il trasferimento in California negli anni Sessanta segnò una svolta decisiva nella sua poetica. Fu lì che nacquero le sue opere più celebri: piscine azzurre, ville geometriche, luce abbacinante e una quotidianità sospesa tra realismo e sogno. Tra i lavori simbolo resta A Bigger Splash, diventato una delle immagini più iconiche dell’arte contemporanea.
Dalla Pop Art al mercato globale
Hockney apparteneva a quella ristretta cerchia di artisti capaci di superare il recinto delle gallerie per entrare nell’immaginario collettivo. Pittore, fotografo, scenografo, sperimentatore del collage e, negli ultimi anni, persino artista digitale, ha anticipato la contaminazione tra tecniche tradizionali e nuove tecnologie.
La sua forza non risiedeva soltanto nell’innovazione stilistica, ma nella capacità di costruire un’identità visiva immediatamente riconoscibile. Colori netti, prospettive inedite, linee essenziali: bastava uno sguardo per riconoscere un Hockney.
Con il tempo, il suo nome ha assunto anche una dimensione economica sempre più rilevante. In un mercato dell’arte dominato da collezionisti internazionali, fondi e grandi case d’asta, Hockney è diventato un asset culturale di primissimo livello.
Nel 2018, la sua opera Portrait of an Artist (Pool with Two Figures) Portrait of an Artist (Pool with Two Figures) venne battuta all’asta per oltre 90 milioni di dollari, segnando all’epoca il record per un artista vivente.
Quel dato raccontava molto più del prezzo di una tela: certificava la trasformazione dell’artista in brand globale.
Il valore economico della reputazione
Il caso Hockney è emblematico di un fenomeno sempre più centrale nell’economia culturale contemporanea: il valore degli intangibili. Oggi il peso di un artista non si misura soltanto dalle opere prodotte, ma dalla sua capacità di generare valore attorno al proprio nome.
Mostre internazionali, cataloghi, editoria, merchandising, licensing, turismo culturale: attorno a Hockney si era sviluppata una filiera capace di produrre impatto economico reale.
Le sue grandi retrospettive attiravano centinaia di migliaia di visitatori, muovendo flussi economici che coinvolgevano musei, hospitality, trasporti e retail. In questo senso Hockney è stato uno dei casi più evidenti di come la cultura possa trasformarsi in industria.
La sua traiettoria racconta una verità sempre più evidente: l’arte non è solo patrimonio simbolico, ma anche infrastruttura economica.
L’artista che guardava avanti
Fino all’ultimo Hockney ha continuato a sperimentare. Negli anni recenti aveva sorpreso il pubblico con paesaggi realizzati su tablet e iPad, dimostrando una curiosità intellettuale rimasta intatta fino alla fine.
Non guardava alla tecnologia con sospetto, ma come a una naturale estensione del gesto creativo. Questo approccio lo ha reso straordinariamente contemporaneo anche in età avanzata.
Il suo lascito è duplice. Artistico, perché ha cambiato il modo di rappresentare spazio, luce e percezione. Economico, perché ha mostrato come il capitale creativo possa diventare uno degli asset più forti del nostro tempo.
Con David Hockney scompare un gigante dell’arte contemporanea. Ma resta una lezione che parla anche al presente: nel XXI secolo la cultura non è soltanto bellezza da custodire, ma una leva strategica di sviluppo, innovazione e crescita.
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