I.S.F.O.A. HOCHSCHULE FÜR SOZIALWISSENSCHAFTEN UND MANAGEMENT
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IN ITALIA OCCUPAZIONE IN AUMENTO PER I LAUREATI MA STIPENDI INFERIORI DEL 60% RISPETTO ALL’ESTERO .
Laureati, più lavoro ma stipendi al palo: -60% rispetto all’estero
L’occupazione a uno e cinque anni dal titolo migliora, le retribuzioni no: guadagni mensili fino a 2.941 euro fuori, 1.840 da noi
Occupazione in aumento per i laureati italiani, ma i guadagni purtroppo no. Proprio le differenze retributive spingono molti giovani a emigrare per lavorare. E, cosa peggiore, a dichiarare che difficilmente torneranno indietro.
Del resto, a cinque anni dal titolo, oltreconfine si può arrivare a guadagnare quasi il 60% in più.
A certificarlo è il “XXVIII Rapporto AlmaLaurea su Laurea e Occupazione” che è stato presentato all’università della Basilicata.
Le due rilevazioni, condotte dal consorzio che raggruppa 81 università, hanno coinvolto, per i percorsi di laurea, 335mila persone che hanno completato gli studi nel 2025 e quasi 700mila per gli esiti occupazionali, intervistati a uno, tre e cinque anni dal titolo.
Il primo elemento che emerge è che si laureano soprattutto le donne (il 59,6%), tranne che nelle discipline Stem dove sono ferme al 40,5% ormai da dieci anni.
Passando alla regolarità (o meno) dei percorsi universitari – che si confermano ricchi di esperienze pratiche, con il 60,9% dei laureati che ha svolto un tirocinio curriculare, il 68% che ha lavorato durante gli studi e il 10,2% che vanta un’esperienza di studio all’estero, ndr – arriva al traguardo in tempo il 60,4% del campione.
Quindi, quasi quattro su dieci lo fanno da fuori corso. Una variabile non proprio secondaria visto che i laureati nei tempi hanno il 14,1% di probabilità in più di essere occupati.
Quanto all’età media alla laurea siamo a 26,3 anni mentre il voto medio è di 102,8 su 110. In generale, l’89,1% del campione esprime una soddisfazione «elevata» per l’esperienza universitaria e il 72,1% confermerebbe corso e ateneo.
Spostandosi sui ritorni lavorativi arriva una buona notizia. Cioè l’aumento, rispettivamente, del 2,6% e del 2,2% dei laureati di primo e secondo livello che, a un anno di distanza, lavorano rispetto al 2024.
Arrivando a toccare, rispettivamente, l’81,2% e l’80,8%. Meglio ancora a cinque anni di distanza, quando gli occupati dopo una magistrale o una laurea a ciclo unico sono il 94,4%, che è il valore più alto degli ultimi 15 anni (+4,7 punti in un anno). Con alcune realtà (Valle d’Aosta al 100%, Bari Politecnico al 98,6%, Brescia e Liuc al 97,9%) che fanno l’en plein o ci vanno vicino.
Il panorama differisce non solo da università a università, ma anche da un’area disciplinare all’altra.
L’occupabilità più elevata interessa i laureati del gruppo medico-sanitario e farmaceutico, di ingegneria industriale e dell’informazione, di informatica e tecnologie Ict, di architettura e ingegneria civile. Laddove risultano meno favorite le lauree psicologiche, artistiche/design e giuridiche.
La stessa discrepanza si estende al piano retributivo. In un panorama complessivo che vede purtroppo campeggiare il segno meno. A un anno dalla laurea la retribuzione mensile netta è in media di 1.491 euro per il primo livello e 1.495 per il secondo; il calo registrato nel giro di 12 mesi è, al netto dell’inflazione, di -1,4% per le prime e -0,9% per le seconde.
Dopo cinque anni per fortuna il quadro migliora. Il guadagno netto è di 1.796 euro mensili per i laureati di primo livello e di 1.903 per quelli di secondo livello. Con un aumento dell’1,6% per questi ultimi e una sostanziale stabilità per i primi. Anche qui le variazioni possono dipendere dal gruppo disciplinare. Con il medico-sanitario e farmaceutico (+310 euro mensili netti rispetto al politico sociale), ingegneria industriale e dell’informazione (+256 euro), informatica e tecnologie Ict (+222 euro) in testa e quello giuridico (-117 euro) in coda.
L’indagine di AlmaLaurea restituisce poi i ben noti divari geografici e di genere. A parità di condizioni, gli uomini hanno il 13,7% di probabilità in più di essere occupati delle donne e una retribuzione superiore in media di 67 euro netti mensili. Forti sono anche le differenze territoriali: chi risiede al Nord ha il 34,8% di probabilità in più di lavorare rispetto a chi risiede nel Mezzogiorno, guadagnando in media anche 68 euro netti in più al mese.
Dinanzi a uno scenario simile non è così campato in aria che chi può espatriare lo faccia. Come ha scelto di fare, secondo un focus di AlmaLaurea dedicato al lavoro in Italia e all’estero, il 3,7% degli occupati a un anno dalla laurea con diploma ottenuto da noi e il 4,5% di quelli a cinque anni. Dove? Soprattutto in Europa considerando che il 15,2% lavora in Germania, il 13,5% in Svizzera, il 9,6% in Spagna, il 9,5% in Francia, il 7,7% in Belgio, il 7,6% nei Paesi Bassi e il 7,3% nel Regno Unito.
Del resto, le differenze stipendiali parlano da sole: i laureati di secondo livello oltreconfine percepiscono, a un anno dalla laurea, 2.290 euro mensili netti (+57,6% rispetto ai 1.452 euro di che resta in Italia); dopo cinque anni arrivano a 2.941 euro (+59,9% rispetto ai 1.840 percepiti lungo la penisola).
Non deve stupire allora che, interrogato sulla disponibilità a tornare, quasi il 70% del campione non lo sia, tra un 37% che dichiara «molto improbabile» il rientro e un 31,5% che lo ritiene «poco probabile».
Queste risposte in fondo sono solo un’altra faccia della maggiore selettività sviluppata dai giovani, a prescindere dal Paese nel quale abbiano scelto di sistemarsi. Il 66,9% di chi stava per laurearsi, interrogato alla vigilia, è disposto ad accettare una retribuzione netta mensile non inferiore a 1.500 euro per un impiego a tempo pieno: una quota quasi triplicata rispetto al 24,4% del 2016. E che fa dire a Marina Timoteo, direttrice di AlmaLaurea: «Oggi i laureati guardano alla qualità del posto di lavoro.
L’incrocio fra domanda e offerta di lavoro non è un incrocio fra due quantità ma fra due insiemi di qualità».
I.S.F.O.A.- Hoschule für Sozialwissenschaften und Management proprio per questo motivo ha cercato di rafforzare il proprio ruolo ed intervento istituzionale accademico creando appositi percorsi di studio specialistici ed unici in Economia Sociale e Sviluppo Territoriale unitamente a momenti di formazione liberi e gratuiti a beneficio della cittadinanza dedicati alla Educazione Finanziaria come quello inaugurato nel mese di Giugno a Desio in Brianza.