I.S.F.O.A. HOCHSCHULE FÜR SOZIALWISSENSCHAFTEN UND MANAGEMENT
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IN ITALIA L’INFLAZIONE SCHIZZA AL 2,8% ED IL PIL RALLENTA CAUSA GUERRA IN IRAN .
L’effetto guerra comincia a farsi sentire sull’economia italiana ed europea. Per ora si tratta ancora di un’onda, non di uno tsunami, ma i numeri pubblicati da Istat, Eurostat e dagli altri istituti di statistica del continente parlano chiaro: i prezzi stanno schizzando al rialzo e la crescita si sta indebolendo.
Rimasta sopita per mesi, in Italia l’inflazione è balzata ad aprile al 2,8% dal 1,7% di marzo. Un’impennata vera e propria, nonostante lo sforzo finanziario del governo per calmierare i listini dei carburanti.
Come inevitabile, considerando la fiammata delle quotazioni internazionali del petrolio a partire dall’attacco del 28 febbraio, la spinta è arrivata proprio dai costi energetici, passati da un andamento negativo a significativamente positivo (per intenderci i non regolamentati sono saliti da -2,0% a +9,9% e i regolamentati da -1,6% a +5,7%), e dagli alimentari, i primi a risentire del caro-energia (in questo caso i non lavorati sono passati dal +4,7% di marzo al +6,0% di aprile).
Nell’Eurozona il salto è stato meno drammatico ma, partendo dal 2,6% di marzo, il tasso di inflazione generale è arrivato alla soglia del 3%. Gli energetici l’hanno fatta da padrone anche in questo caso, passando da un aumento del 5,1% a +10,9%.
Se lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso ancora a lungo, il quadro potrebbe essere destinato a peggiorare e ad innescare un circolo vizioso tra l’inflazione e l’andamento dell’economia, che già mostra segnali di rallentamento.
Nel primo trimestre dell’anno, penalizzato da un solo mese di guerra, il Pil europeo si è fermato a una crescita dello 0,1% contro il già flebile +0,2% degli ultimi tre mesi del 2025. In Francia l’asticella non si è mossa dallo zero e anche nella più dinamica Spagna l’indebolimento c’è stato e ha portato il prodotto interno lordo a crescere dello 0,6% rispetto allo 0,8% del periodo ottobre-dicembre.
La Germania ha fatto eccezione con un’accelerazione allo 0,3% dallo 0,2% di fine 2025. Ma per l’Italia la curva è stata inversa: come pronosticato anche dall’Upb e dallo stesso Istat, il Pil è passato da +0,3% a +0,2%.
Ora, grazie alla spinta dell’anno precedente, la crescita acquisita per il nostro Paese — quella che risulterebbe cioè se la variazione nei prossimi tre trimestri fosse nulla — è dello 0,5%. Un dato non lontano dal +0,6% previsto dal governo nel Documento di economia e finanza appena approvato.
Ma che resta comunque tutto da confermare nell’incertezza assoluta che regna intorno al destino dello Stretto e alle evoluzioni del conflitto. In caso di guerra prolungata i previsori, dal Fondo monetario a Confindustria, pronosticano già una possibile recessione in Europa e in Italia.
C’è poi un altro dato da considerare, quello dell’occupazione, che dopo aver bruciato record su record mostra una certa stanchezza. A marzo gli occupati sono diminuiti di 12mila unità su febbraio e di 30mila unità rispetto allo stesso mese del 2025.
Il tasso di occupazione è al 62,4%, invariato sul mese e in calo di 0,3 punti sull’anno, mentre il tasso di disoccupazione è al 5,2%, in calo di 0,1 punti sul mese e di 1,1 punti sull’anno. Significativo l’aumento del tasso di inattività al 34,1%, un punto in più rispetto allo scorso anno.
I.S.F.O.A.- Hoschule für Sozialwissenschaften und Management proprio per questo motivo ha cercato di rafforzare il proprio ruolo ed intervento istituzionale accademico creando appositi percorsi di studio specialistici ed unici in Economia Sociale e Sviluppo Territoriale unitamente a momenti di formazione liberi e gratuiti a beneficio della cittadinanza dedicati alla Educazione Finanziaria come quello inaugurato nel mese di Giugno a Desio in Brianza.