I.S.F.O.A. HOCHSCHULE FÜR SOZIALWISSENSCHAFTEN UND MANAGEMENT
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IN ITALIA I SALARI SONO IN CALO REALE REGISTRANDO IL CROLLO DEL – 11,1% DEL POTERE DI ACQUISTO DAL 2021 .
L’aumento dell’inflazione registrato dopo la pandemia continua a incidere in modo significativo sui salari in Italia, determinando una perdita rilevante del potere d’acquisto. Secondo un’analisi elaborata da Indeed Hiring Lab, tra gennaio 2021 e gennaio 2026 le retribuzioni indicate negli annunci di lavoro pubblicati sulla piattaforma Indeed hanno subito una contrazione reale dell’11,1%.
Salari in calo reale: -11,1% di potere d’acquisto dal 2021
Lo studio evidenzia come, nel periodo successivo alla pandemia, in diversi Paesi la crescita dei salari pubblicati negli annunci non sia riuscita a tenere il passo con l’aumento dei prezzi. In particolare, tra il 2021 e il 2023, l’incremento dei prezzi al consumo ha superato quello delle retribuzioni in numerose economie avanzate, determinando un’erosione diffusa del potere d’acquisto. All’interno dell’area euro, il recupero da quello che gli analisti definiscono “shock inflazionistico” si è rivelato disomogeneo, con differenze marcate tra i diversi Stati membri.
Per valutare l’andamento dei salari reali, Indeed ha sviluppato un indice cumulativo ricalibrato a 100 nel gennaio 2021, con l’obiettivo di misurare il recupero del potere d’acquisto dopo l’impennata dei prezzi del biennio 2021-2022. In questo contesto, l’Italia emerge come un caso anomalo, con un indice pari a 89,9. Al contrario, altri Paesi europei si collocano su livelli prossimi alla piena ripresa: i Paesi Bassi registrano un valore di 99,7, la Germania e l’Irlanda si attestano a 99,1, la Francia a 98,1 e la Spagna a 96,2. In queste economie, la crescita salariale ha recentemente superato il ritmo dell’inflazione, favorendo un recupero più rapido.
Nel caso italiano, invece, i salari pubblicati negli annunci risultano inferiori di oltre 10 punti percentuali rispetto all’inflazione cumulativa. Questo divario riflette una dinamica di crescita delle retribuzioni particolarmente debole e suggerisce che il ritorno a livelli di pieno recupero sarà progressivo e prolungato nel tempo. Le prospettive a breve termine restano complesse anche alla luce del rallentamento della crescita salariale osservato negli ultimi mesi.
Questo andamento rende più difficile colmare il divario accumulato rispetto all’inflazione, soprattutto in un contesto in cui il recupero dipende dalla capacità di mantenere un incremento delle retribuzioni superiore a quello dei prezzi. In Italia, la distanza continua ad ampliarsi: nei dodici mesi fino a gennaio 2026, i salari pubblicati negli annunci sono cresciuti dello 0,3%, a fronte di un’inflazione pari all’1,0%. Il differenziale negativo contribuisce ad allontanare ulteriormente la prospettiva di una convergenza tra dinamica salariale e aumento del costo della vita.
Secondo Lisa Feist, “La lenta ripresa dei salari reali in Italia non sembra derivare da una debole domanda di assunzioni. Al contrario, come dimostrano ricerche precedenti, le offerte di lavoro restano ben al di sopra dei livelli pre-pandemici, segnalando una forte domanda di nuovi lavoratori”. Tuttavia, aggiunge, “questa domanda non si è tradotta in una rapida crescita dei salari reali, coerentemente con fattori strutturali, come ritardi nel rinnovo dei contratti collettivi. Con la crescita salariale ora in rallentamento nelle principali economie, queste differenze strutturali stanno diventando ancora più rilevanti”.
I.S.F.O.A.- Hoschule für Sozialwissenschaften und Management proprio per questo motivo ha cercato di rafforzare il proprio ruolo ed intervento istituzionale accademico creando appositi percorsi di studio specialistici ed unici in Economia Sociale e Sviluppo Territoriale unitamente a momenti di formazione liberi e gratuiti a beneficio della cittadinanza dedicati alla Educazione Finanziaria come quello inaugurato nel mese di Giugno a Desio in Brianza.