I.S.F.O.A. HOCHSCHULE FÜR SOZIALWISSENSCHAFTEN UND MANAGEMENT
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RASSEGNA STAMPA A CURA DI
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IL CROLLO DELL’IMPERO ROMANO E QUELLO DELL’EUROPA SI FONDA SULLE STESSE CAUSE
È possibile individuare una certa somiglianza tra il crollo dell’Impero Romano d’Occidente e l’attuale crisi della UE.
L’Impero Romano d’Occidente cadde per una molteplicità di fattori e tra questi va annoverato anzitutto l’implosione demografica, le cui cause sono a loro volta molteplici: epidemie, carestie, la fragilità e l’instabilità della famiglia, con divorzi frequenti, concubinaggio diffuso, aborti e persino infanticidi: un’erosione dei valori tradizionali con perdita della pietas, del senso del dovere collettivo a vantaggio dell’edonismo individualistico.
Roma collassò passando nel VI secolo da circa un milione di abitanti a 30mila, e nell’Impero gli abitanti passarono complessivamente da 80 milioni di abitanti sotto Augusto a 25-30 milioni nel V secolo.
Il crollo demografico rese vulnerabile l’Impero, il quale non fu mai, anche se alcuni così lo descrivono, un melting pot.
Dopo aver almeno provato (e inizialmente con qualche successo) a controllare l’afflusso, l’Impero non fu in grado di gestirlo nel lungo periodo e lentamente cadde, quando fra il IV e il VI secolo l’immigrazione uscì fuori di controllo.
La fine dell’Impero è legata in larga parte alla sua incapacità di gestione dei flussi migratori e al crollo demografico.
Proprio questo crollo portò a incoraggiare l’immigrazione, ma questa politica finì per sfuggire di mano e il tentativo di integrare quelle popolazioni straniere fallì. Non sto dicendo niente di nuovo. La letteratura sul tema è abbondante, basti qui tra quella più recente citare l’ampia ricerca di Michel De Jaeghere, Les Derniers Jours: la fin de L’Empire romain d’ Occident.
Una certa analogia con la situazione attuale appare incontestabile.
L’inverno demografico in Europa è un dato di fatto e a questo ha anche contribuito la crisi del welfare.
Se non possidi un lavoro sicuro e la possibilità di garantire una vita decente ai tuoi figli è difficile prendere la decisione di metterli al mondo.
Ma non c’è forse anche oggi una crisi dei valori tradizionali, come allora, che va ad incidere sulla natalità?
Si pensa di contrastare la crisi demografica, come al tempo dell’Impero Romano con l’immigrazione, ma non è detto che questo non abbia conseguenze dirompenti come in passato e, a causa della globalizzazione, in tempi più rapidi.
Tra l’altro l’effetto più perverso della globalizzazione è stato quello di aver preteso di esportare il modello capitalistico di sviluppo occidentale in Africa, che (con esclusione del Sud Africa) aveva un sistema di produzione e di consumo proprio consolidato da millenni.
Il risultato: un Continente ridotto alla fame, dove le multinazionali sono libere di occupare senza il consenso delle popolazioni locali larghe fasce di terreno, è il cosiddetto land grabbing.
È il colonialismo e il neocolonialismo europeo che ha immiserito e depredato vaste popolazioni di quello che un tempo veniva chiamato “Terzo Mondo”.
Se come europei si fosse favorito un diverso modello di sviluppo soprattutto nei Paesi ex-coloniali si sarebbe potuto quanto meno contenere il fenomeno attuale dell’immigrazione. E invece gli africani scappano e il luogo più vicino da raggiungere è proprio l’Italia.
Sono queste le nuove “invasioni barbariche”.
Masse di diseredati vengono spinti sulle coste nazionali per immettere sul mercato forza-lavoro a bassissimo costo, ridotta in condizioni di schiavitù, utilizzata per lavori sottopagati se non addirittura illegali, alimentando così una guerra tra poveri che sfocia spesso in episodi di violenza.
Armi di migrazione di massa.
In questo modo allo sradicamento degli europei dalle loro patrie d’origine imposto da Bruxelles, si aggiunge quello prodotto da un’immigrazione ormai tanto fuori controllo che si preferisce quasi evitare di parlarne.
E non ci sono solo africani, ma asiatici e anche rifugiati a causa di guerre.
La Siria, ad esempio, è uno dei paesi con il maggior numero di rifugiati in Europa.
È la fine dell’Unione Europea?
La realtà sembra sempre più sconfinata. Da una parte gli Stati nazionali vengono costretti a cedere sovranità nei confronti di un’identità indistinta come l’Unione, dall’altra vengono invasi da moltitudini di esseri umani con i quali si hanno solo (e non è che sia poco) la comune appartenenza alla stessa specie.
Il risultato? Senza più confini non riusciremo più a riconoscere né noi stessi, nella nostra identità, né gli altri, nelle loro differenze.
Certo, oggi che non si è più al tempo dell’Impero, è possibile riconoscersi tutti kantianamente nella medesima umanità, ma questo “astratto universalismo”, avrebbe detto Hegel, non basta per vivere pacificamente insieme in una comunità.
Si assiste impotenti al fondersi del tutto in una unità indifferenziata dove spariscono tutte quelle differenze che in origine contraddistinguono i diversi popoli con le loro peculiarità.
Alla fine di questo processo in Europa potrebbe essere che non soltanto, come già riscontrava Rousseau, non esisteranno più francesi, tedeschi, spagnoli e così via, ma forse non ci saranno più neppure europei.
È questo il destino futuro atteso?
L’europeo del futuro sarà un meticcio?
E’ assolutamente lecito oggi porsi queste domande.
Il problema, del resto, non sono le domande, il problema è che non ci sono le risposte.
Ecco perché gli europei rischiano seriamente di fare la fine dei romani.
Non sarà la fine della storia, ma certo sarà l’inizio di una storia diversa.
I.S.F.O.A.- Hoschule für Sozialwissenschaften und Management proprio per questo motivo ha cercato di rafforzare il proprio ruolo ed intervento istituzionale accademico creando appositi percorsi di studio specialistici ed unici in Economia Sociale e Sviluppo Territoriale unitamente a momenti di formazione liberi e gratuiti a beneficio della cittadinanza dedicati alla Educazione Finanziaria come quello inaugurato nel mese di Giugno a Desio in Brianza.