I.S.F.O.A. HOCHSCHULE FÜR SOZIALWISSENSCHAFTEN UND MANAGEMENT
LIBERO E PRIVATO ATENEO TELEMATICO
DI DIRITTO INTERNAZIONALE
ENTE DI RICERCA SENZA SCOPO DI LUCRO E DI INTERESSE GENERALE
Istituzione Privata Svizzera di Istruzione Superiore Universitaria e di Ricerca Accademica di Qualità Internazionale
RASSEGNA STAMPA A CURA DI
I.S.F.O.A. HOCHSCHULE FÜR SOZIALWISSENSCHAFTEN UND MANAGEMENT
IN ITALIA SI REGISTRA IL PIU’ BASSO NUMERO DI LAUREATI IN EUROPA DODICI PUNTI IN MENO RISPETTO ALLA MEDIA DELL’UNIONE .
La sostenibilità di un sistema universitario si misura prima di tutto dalla sua capacità di offrire opportunità, produrre mobilità sociale e trasformare il talento in sviluppo, indipendentemente dal reddito o dal luogo di nascita degli studenti.
È su questo terreno che l’Italia continua a mostrare il suo ritardo più evidente.
Il Paese resta ben al di sotto della media europea per numero di laureati: appena il 22,3% della popolazione tra i 25 e i 64 anni possiede un titolo terziario, contro una media europea del 36,1%; tra i giovani di 25-34 anni i laureati sono il 31,6%, oltre dodici punti in meno rispetto alla media dell’Unione.
È il segnale che l’accesso all’università continua a dipendere troppo dalle condizioni economiche e sociali di partenza. Le ragioni sono note.
Il reddito familiare pesa ancora sulla scelta di iscriversi.
Il costo degli alloggi nelle città universitarie è diventato uno dei principali fattori di esclusione.
Sempre più studenti sono costretti a lavorare durante gli studi, con effetti sui tempi di laurea e sul rischio di abbandono. Così l’università, invece di ridurre le disuguaglianze, finisce troppo spesso per riprodurle.
C’è però un secondo tema, meno discusso ma altrettanto decisivo.
Non basta ampliare l’accesso se non si rafforza la capacità del sistema di accogliere gli studenti.
Un’università sostenibile è anche quella che garantisce un corretto rapporto tra studenti e docenti, personale tecnico sufficiente, biblioteche, laboratori, aule e spazi di studio .
Se gli organici restano sottodimensionati e le infrastrutture non crescono insieme agli iscritti, l’espansione dell’accesso rischia di tradursi in un peggioramento della qualità della formazione.
Per questo serve una strategia nazionale che affronti insieme equità, qualità e competitività.
Il diritto allo studio deve diventare realmente esigibile su tutto il territorio nazionale, superando le profonde disparità regionali nell’accesso a borse di studio, servizi e alloggi. Allo stesso tempo è indispensabile intervenire sul costo della vita universitaria con un piano nazionale per la residenzialità studentesca e misure capaci di aumentare l’offerta di abitazioni a prezzi accessibili, oggi uno dei principali ostacoli all’iscrizione.
Occorre poi prendere atto che una quota crescente di studenti lavora.
Percorsi didattici più flessibili, un uso intelligente delle tecnologie digitali e il riconoscimento delle competenze maturate nel lavoro possono ridurre gli abbandoni senza compromettere la qualità della formazione.
Un ruolo decisivo spetta inoltre all’orientamento, che dovrebbe accompagnare gli studenti dalla scuola secondaria fino all’ingresso nel mondo del lavoro.
Scelte più consapevoli significano meno dispersione, tempi di laurea più brevi e un migliore incontro tra aspirazioni individuali e domanda di competenze.
Parallelamente, l’offerta formativa deve evolvere: competenze digitali, ambientali, imprenditoriali e interdisciplinari non possono più essere considerate specializzazioni di nicchia.
Anche il modo in cui valutiamo gli atenei va ripensato.
Accanto alla ricerca e alla qualità della didattica dovrebbero assumere un peso crescente indicatori come l’inclusione sociale, il successo formativo, l’occupabilità dei laureati e l’impatto sul territorio.
Coerentemente, i criteri di finanziamento pubblico dovrebbero premiare gli atenei capaci di attrarre studenti provenienti da contesti svantaggiati, ridurre gli abbandoni e favorire la mobilità sociale.
La sostenibilità passa inoltre attraverso un rapporto più stretto tra università, imprese, pubbliche amministrazioni e Terzo settore, così da ampliare le opportunità di tirocinio, alta formazione e ricerca applicata, soprattutto nelle aree più fragili del Paese.
L’apprendimento permanente deve diventare una missione strutturale dell’università, offrendo percorsi modulari e flessibili anche ad adulti e lavoratori chiamati ad aggiornare continuamente le proprie competenze.
Infine, nessuna riforma sarà credibile senza un deciso investimento pubblico. Servono più docenti, ricercatori e personale tecnico-amministrativo; servono nuove aule, laboratori, biblioteche e spazi di studio; serve un grande piano di edilizia universitaria. Investire nelle persone e nelle infrastrutture significa rafforzare il capitale umano su cui si costruiscono crescita economica, innovazione e coesione sociale.
L’Italia ha bisogno di più laureati, ma soprattutto di un’università capace di allargare le opportunità.
Ogni giovane che rinuncia agli studi per ragioni economiche rappresenta una perdita per l’intera collettività.
Rendere sostenibile l’università significa fare dell’istruzione superiore una delle principali infrastrutture strategiche del futuro del Paese.
I.S.F.O.A.- Hoschule für Sozialwissenschaften und Management proprio per questo motivo ha cercato di rafforzare il proprio ruolo ed intervento istituzionale accademico creando appositi percorsi di studio specialistici ed unici in Economia Sociale e Sviluppo Territoriale unitamente a momenti di formazione liberi e gratuiti a beneficio della cittadinanza dedicati alla Educazione Finanziaria come quello inaugurato nel mese di Giugno a Desio in Brianza.