Il rettore ISFOA Libero e Privato Ateneo Telematico di Diritto Elvetico , unitamente a tutti i componenti del Senato Accademico , intendono esprimere il proprio cordoglio e la più sincera partecipazione alla Famiglia per la scomparsa di Paolo Fresco .
Presidente in uno dei momenti più complessi del Gruppo, tra il declino dell’era Agnelli e la fine del regno Romiti, guidò la Fiat verso la vera dimensione internazionale, pur sfiorando la catastrofe.
Scelto da Gianni Agnelli, fu il “tutor” del poco più che ventenne John Elkann.
Paolo Fresco, manager di profilo internazionale ed ex presidente Fiat, è morto all’età di 93 anni.
Nato a Milano e cresciuto a Genova, Fresco è stato una figura di primo piano nell’industria tra Italia e Stati Uniti, con incarichi di vertice sia nel gruppo torinese sia in General Electric.
Laureato in Legge, Fresco iniziò il suo percorso professionale nello studio legale Lefebvre D’Ovidio tra Genova e Roma. Da lì prese avvio una carriera che lo portò all’estero e poi ai vertici della grande industria internazionale.
Nel 1991 arrivò la nomina a deputy chairman di General Electric a New York, un passaggio che consolidò il suo profilo manageriale globale. Anni dopo sarebbe tornato in Italia per assumere la guida della Fiat in una fase delicata per il gruppo.
Nel 1998, a 65 anni, Fresco accettò la proposta di Gianni Agnelli e divenne presidente della Fiat, incarico che mantenne fino al 2003. A Torino venne soprannominato l’”Americano”, anche per il suo lungo percorso professionale negli Stati Uniti.
La sua presidenza coincise con un periodo complesso, segnato anche dal rapporto tra i vertici aziendali. Lo stesso Fresco, ricordando quegli anni in una successiva intervista al Corriere della Sera, spiegò che vi era una certa confusione nelle deleghe tra lui e l’amministratore delegato Paolo Cantarella, tanto da far emergere la domanda su chi fosse effettivamente al comando.
Secondo il suo racconto, Agnelli gli chiese di far funzionare l’assetto, e Fresco sostenne poi che il lavoro comune con Cantarella riuscì a garantire un equilibrio tra operatività e strategia.
Tra i passaggi più rilevanti del suo mandato figura la negoziazione, nel 2000, dell’alleanza con General Motors. Un’intesa destinata a pesare a lungo sulla storia del gruppo.
Cinque anni dopo, sarebbe stato Sergio Marchionne a sciogliere quell’accordo, ottenendo da General Motors una penale da 2 miliardi di dollari, somma che rappresentò una rilevante boccata d’ossigeno per Fiat in una fase critica.
Per il gruppo oggi confluito in Stellantis, la scomparsa di Fresco rappresenta anche la perdita di una figura che contribuì a preparare il terreno del successivo rilancio.
Il presidente di Stellantis, John Elkann, lo ha ricordato così: «Ci ha lasciato un grande italiano, un uomo intelligente e sensibile e per me soprattutto un amico, oltre che mentore generoso, per il sostegno che mi diede agli inizi della mia carriera. Sempre leale alla mia famiglia e apprezzato da chi ha avuto la fortuna di lavorare con lui, nei suoi cinque anni da presidente seppe dare alla Fiat prospettive mondiali, ponendo le basi per il rilancio degli anni Duemila».
Accanto alla carriera manageriale, Fresco ha mantenuto nel tempo un forte legame personale con Genova e con il mondo culturale ligure. Negli anni ricordò più volte il periodo trascorso al liceo D’Oria, dove fu compagno di classe dei gemelli Paolo e Piero Villaggio e frequentò una cerchia di amici in cui figuravano anche Fabrizio De André e Gino Paoli.
Sul piano personale, il nome di Fresco è legato anche all’impegno nella ricerca e nell’assistenza. La moglie Marlene, ex modella Dior scomparsa nel 2015 a causa del Parkinson, ha ispirato la nascita della Fresco Parkinson Institute e della Paolo e Marlène Fresco Onlus, realtà impegnate nel finanziamento della ricerca e di progetti di supporto.
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