IN ITALIA SONO 16,4 MILIONI I PENSIONATI E GLI ASSEGNI PAGATI 371 MILIARDI DI EURO METTENDO A RISCHIO IN FUTURO IL SISTEMA PREVIDENZIALE.

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IN ITALIA SONO 16,4 MILIONI I PENSIONATI E GLI ASSEGNI PAGATI 371 MILIARDI DI EURO METTENDO A RISCHIO IN FUTURO IL SISTEMA PREVIDENZIALE.

Sono 16,4 milioni i pensionati in Italia e nel 2025 sono stati pagati assegni per 371 miliardi, l’età media per lasciare il lavoro continua a salire, sotto l’effetto delle riforme previdenziali e dell’adeguamento alla speranza di vita: nel 2025 si è attestata a 64,7 anni, due mesi in più rispetto al 2024 e ben tre anni oltre il livello registrato nel 2012, quando era pari a 61,7 anni.

Le donne sono la maggioranza, ma percepiscono assegni di oltre un terzo inferiori a quelli degli uomini, che riflettono carriere frammentate e salari più bassi.

È la fotografia del sistema previdenziale nel Rapporto annuale dell’Inps, un quadro influenzato dall’invecchiamento della popolazione, dalla qualità del lavoro e dall’andamento dei salari.

Per il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, “non esiste pensione solida senza lavoro stabile, regolare e dignitosamente retribuito”.

L’età di uscita dal lavoro è passata da 61,7 anni del 2012 a 64,7 anni nel 2025.

L’aumento dell’età pensionabile è particolarmente evidente nelle pensioni di vecchiaia, ormai stabilmente intorno ai 67 anni dal 2020.

Per le pensioni anticipate, invece, l’età media nel 2025 si è attestata a 61,7 anni, mentre i requisiti contributivi sono progressivamente aumentati, passando dai 35 anni richiesti nel 1995 agli oltre 42 anni previsti oggi.

Al 31 dicembre 2025 i pensionati erano circa 16,4 milioni, di cui 8 milioni uomini e 8,4 milioni donne.

La spesa complessiva per le pensioni ha invece raggiunto i 371 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 347 miliardi del 2023.

L’importo medio lordo dei redditi pensionistici è cresciuto dell’1,3% rispetto al 2024.

Permane tuttavia un marcato divario di genere.

Sebbene le donne rappresentino il 51% dei pensionati, percepiscono soltanto il 44% del reddito pensionistico complessivo.

L’assegno medio degli uomini è di 2.166 euro mensili contro i 1.619 euro delle donne, con un divario del 34%.

Alla base della differenza vi sono salari mediamente più bassi e carriere lavorative più discontinue: le lavoratrici arrivano infatti alla pensione di vecchiaia con oltre 300 settimane di contribuzione in meno rispetto agli uomini.

Emerge anche un fenomeno recente, quello dei pensionati che continuano a lavorare.

Sono circa 158 mila, contro i 40 mila registrati nel 2019.

Si tratta prevalentemente di uomini tra i 64 e i 65 anni, concentrati nelle regioni del Nord, spesso impiegati in professioni qualificate e con contratti part-time.

Per molti il pensionamento non coincide più con l’uscita definitiva dal mercato del lavoro, ma rappresenta una fase di transizione graduale.

Sul fronte del lavoro, l’Inps segnala una dinamica che resta insufficiente a recuperare la perdita di potere d’acquisto: “Le retribuzioni nominali sono cresciute ma hanno perso potere d’acquisto in termini reali.

Alla stagnazione salariale, fenomeno strutturale di lungo periodo risalente agli anni Ottanta, si sono aggiunti i fenomeni inflazionistici degli ultimi anni”.

Nel 2025, la retribuzione media annua dei circa 21 milioni di lavoratori dipendenti è salita a 27.649 euro, in aumento del 3,6% rispetto all’anno precedente e del 14,5% rispetto al 2019.

Tuttavia, nello stesso periodo l’inflazione cumulata è cresciuta tra il 18,2% e il 20,5%, determinando una riduzione dei salari reali.

Infine, l’Inps evidenzia che l’Assegno unico universale ha prodotto un impatto positivo ma contenuto sulla natalità (di solo 2 punti percentuali), mentre continua a pesare il nodo della partecipazione femminile al mercato del lavoro.

Meglio invece il bonus Nido, che ha determinato un aumento della probabilità di occupazione per le madri di circa 6 punti, specie se accompagnato a misure di conciliation come lo smart working, anche se nel settore privato la quota di imprese con almeno un contratto di lavoro agile si attesta intorno al 3%, mentre nel settore pubblico al 17%.

I.S.F.O.A.-  Hoschule für Sozialwissenschaften und Management  proprio per questo motivo ha cercato di rafforzare il proprio ruolo ed intervento istituzionale accademico creando appositi percorsi di studio specialistici ed unici in Economia Sociale e Sviluppo Territoriale unitamente a momenti di formazione liberi e gratuiti a beneficio della cittadinanza dedicati alla Educazione Finanziaria come quello inaugurato nel mese di Giugno a Desio in Brianza.   

 

 

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