Il rettore ISFOA Libero e Privato Ateneo Telematico di Diritto Elvetico , unitamente a tutti i componenti del Senato Accademico , intendono esprimere il proprio cordoglio alla Famiglia ed a tutte le risorse umane della Pistorio Foundation per la scomparsa del fondatore Pasquale Pistorio .
Pasquale Pistorio, morto a 89 anni, era un uomo d’altri tempi e un manager modernissimo.
Un uomo d’altri tempi per educazione, cultura e valori. Ironico e dalla battuta pronta, gentile e sempre disponibile, aperto, fortemente convinto del valore etico dell’impresa e del lavoro.
Principi che, come diceva lui stesso, aveva appreso in famiglia, senza andare troppo lontano. Era un manager modernissimo per formazione, strategia e visione. Appassionato delle tecnologie e profondamente convinto che la ricerca e l’industria fossero gli strumenti più adatti a migliorare il mondo.
Era partito da Agira, un paesino in provincia di Enna, la Sicilia più profonda, e si era laureato in ingegneria elettronica al Politecnico di Torino negli anni 60, quando a studiare chip e circuiti erano veramente in pochi. Era partito dal basso anche nella scalata di un mondo, quello della microelettronica, dominato dalle multinazionali americane e dai loro manager. Aveva iniziato come venditore della Motorola e in pochi anni era diventato vicepresidente dell’allora azienda leader globale delle telecomunicazioni. Erano gli anni 70 e c’era un italiano, con i capelli già sale e pepe e i baffoni, ai vertici di quella che sarebbe diventata la Silicon Valley, un pioniere tra i pionieri.
Nonostante fosse uno dei manager più importanti al mondo, in Italia era noto a pochi. Fino a quando, nel 1980, Romano Prodi lo mise alla guida, o sarebbe meglio dire al capezzale, della morente Sgs, l’azienda di microelettronica controllata dall’Iri. Memorabile il suo primo discorso ai manager: «Non può esserci sviluppo senza industria, non può esserci industria senza elettronica e non può esserci elettronica senza microprocessori. Siamo l’azienda numero 28 del mondo, ma abbiamo in mano il più promettente dei business, quello dei microchip. Il nostro primo obiettivo è il ritorno immediato all’utile». Parole che lette oggi sembrano scontate.
Ma il contesto, come spiegava lo stesso Pistorio, era lunare. I manager pubblici, a onor del vero non solo quelli della Sgs, pensavano che un’azienda statale non dovesse fare utili; il board, figlio delle logiche spartitorie della politica di quel periodo, era animato da un profondo spirito anti-mercato. Tant’è che senza le iniezioni di capitale pubblico, la Sgs affidata a Pistorio era tecnicamente fallita da dieci anni.
In pochi anni, e senza guardare in faccia nessuno («me ne sono infischiato della politica», raccontava Pistorio), Sgs, divenuta StMicroelectronics dopo la fusione con la francese Thomson, si trasformò in un’azienda leader del settore, davanti a molte multinazionali americane. Pistorio fu l’artefice del miracolo dell’Etna Valley, dell’invenzione del carburo di silicio (opera dell’ingegner Ferla), delle applicazioni sui Bcd scoperte nei laboratori di Castelletto di Cornaredo, alle porte di Milano. Ricerca e avanguardia pura.
Nel 2005, quando Pistorio lasciò per andare in pensione, Stm era la quarta azienda di microelettronica del mondo, un colosso della ricerca applicata quotato a Milano, Parigi e New York.
Dopo la pensione inizia la terza fase della vita di Pistorio. L’ingegnere si divide tra Vimercate, dove dà vita alla Pistorio Foundation, un’organizzazione no-profit impegnata nella missione di migliorare le condizioni di vita dei bambini nei paesi in via di sviluppo, e il buen retiro nella campagna di Ostuni, dove ama fare lunghe passeggiate in compagnia della moglie. Medita e dispensa buoni consigli ai board di molte società, tra cui Brembo, Fiat e Telecom Italia (di cui sarà presidente per un periodo brevissimo).
Tra il 2005 e il 2009 è vicepresidente di Confindustria con delega all’Innovazione. È a lungo consulente di Csm, il big dei semiconduttori di Singapore, di cui diventerà cittadino onorario. Crede sempre nell’industria ed è fermamente convinto che bisogna fare ogni cosa per fermare il surriscaldamento globale. È un ambientalista sui generis, contrario al carbone e al nucleare, con idee chiare sull’approvvigionamento energetico. «Il sole», amava ripetere, «fornisce in un’ora l’energia necessaria al pianeta terra per un giorno. Basta solo catturarla».
E poi dispensava indicazioni molto pratiche, da manager americano. «Bisognerebbe iniziare a fornire di pannelli solari tutti gli edifici pubblici e i parcheggi e incentivare i privati». Grandi obiettivi da raggiungere con azioni quotidiane concrete e molta visione. Come per una vita intera.
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