ISFOA POLTRONE : SIDI OULD TAH – BANCA AFRICANA DI SVILUPPO

Il rettore ISFOA Libero e Privato Ateneo Telematico di Diritto Internazionale , unitamente a tutti i componenti del Senato Accademico , intendono esprimere le proprie congratulazioni al neo nominato Presidente della Banca Africana di Sviluppo , dottor Sidi Ould Tah .

La corsa alla presidenza si è risolta in tre round di votazioni.

La partita finanziaria è appena iniziata e potrebbe inclinarsi, sempre di più, sull’asse fra l’Africa e il Golfo.

Il 60enne Sidi Ould Tah, già ministro delle Finanze mauritano e presidente dell’Arab Bank for Economic Development, è stato eletto alla presidenza della Banca Africana di Sviluppo (AFDB): l’istituto con un capitale di 318 miliardi di dollari che lavora sulla «crescita sostenibile» delle economie continentali ed è controllato da un consiglio di 81 Paesi azionisti, fra i 54 africani e 27 esterni.

Sidi Ould Tah succede al doppio mandato del nigeriano Akinwumi Adesina, 65 anni, in sella dal 2015 e protagonista del più ampio aumento di capitale raggiunto da un istituto che si fermava ai 93 miliardi di dollari di capitale un decennio fa.

Nella resa dei conti del voto a Abidjan, il clou degli annual meetings dell’AFDB, ha scalzato quattro concorrenti da Ciad, Senegal, Sudafrica e Zambia e si prepara ad entrare in carica a Settembre, alla scadenza naturale del secondo e ultimo mandato di Adesina. C’è chi è ottimista. «È una grande vittoria» dice Hannah Ryder di Development Reimagined, una società di consulenza, spiegando che Sidi Ould Tah gode della «fiducia dei Paesi africani» ed è «un grande ascoltatore».

Il quinquennio che lo attende non è dei più agevoli, a cominciare da una maxi-incognita: assicurare e ampliare l’accesso ai finanziamenti fra i tagli agli aiuti in arrivo da Washington ed esigenze di finanziamento che marciano al ritmo, stimato dall’AFDB , di almeno 100 miliardi di dollari l’anno di gap di risorse per lo sviluppo infrastrutturale. Istituita a Khartoum nel 1963 ed entrata in azione l’anno dopo, la AFDB finanzia i suoi progetti continentali con un misto fra contributi versati dagli Stati membri, prestiti raccolti sui mercati e favoriti dal rating tripla A e i cosiddetti replenishment, il rifornimento annuale a due fondi come l’African Development Fund e il Nigeria Trust Fund.

L’istituto conta di raccogliere 25 miliardi di dollari nel round di «riempimento» in chiusura a Novembre, ma la neo-leadership di Sidi Ould Tah deve confrontarsi con la cesura di oltre mezzo miliardo di fondi dagli Stati Uniti della nuova amministrazione e la ricerca di fonti diverse.

Candidati come lo zambiano Samuel Maimbo sembravano più inclini alla ricucitura dei rapporti con gli USA.

Sidi Ould Tah insiste sulla mobilitazione dei privati e la formalizzazione dell’economia, ma non fa mistero del suo orientamento verso legami sempre più fitti con i big di un Golfo sempre più pervasivo nei suoi investimenti africani.

I soli Emirati Arabi Uniti hanno messo sul piatto l’equivalente di 97 miliardi di dollari fra 2023 e 2024, scavalcando una potenza già assodata come la Cina.

In una intervista a Business Day, un quotidiano nigeriano, Sidi Ould Tah aveva già dichiarato apertamente di guardare alla «liquidità in eccesso» di Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar. Ora è nella posizione per farlo.

«Credo sia stato un grande punto di forza per la candidatura di Sidi Ould Tah: l’accesso a nuovi bacini di capitale e l’esperienza nella raccolta di fondi al di fuori delle fonti tradizionali» spiega Gyude Moore, ex ministro del Lavoro in Liberia e non-resident fellow del Center for Global Development, un centro studi. Il contrappasso, dice Moore, è un «aumento dell’influenza per un nuovo gruppo di attori esterni. Non è proprio l’indipendenza che gli africani speravano».

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