ISFOA E’ LA RISPOSTA OTTIMALE ED UNICA PER COLORO CHE IN ITALIA ABBANDONANO GLI STUDI UNIVERSITARI RAPPRESENTATI DAI DATI UFFICIALI ANVUR NEL SEGUENTE MODO : DOPO IL PRIMO ANNO IL 13,5% DEGLI IMMATRICOLATI NELLE UNIVERSITA’ TRADIZIONALI ITALIANE ED IL 18,8% NELLE UNIVERSITA’ TELEMATICHE ITALIANE LASCIA MENTRE IL 26,4% NON COMPLETA NEPPURE LA LAUREA TRIENNALE .

I.S.F.O.A. HOCHSCHULE FÜR SOZIALWISSENSCHAFTEN UND MANAGEMENT   

LIBERO E PRIVATO ATENEO TELEMATICO
DI DIRITTO INTERNAZIONALE

ENTE DI RICERCA SENZA SCOPO DI LUCRO E DI INTERESSE GENERALE

Istituzione Privata Svizzera di Istruzione Superiore Universitaria e di Ricerca Accademica di Qualità Internazionale

 

RASSEGNA STAMPA A CURA DI

I.S.F.O.A. HOCHSCHULE FÜR SOZIALWISSENSCHAFTEN UND MANAGEMENT

ISFOA E’ LA RISPOSTA OTTIMALE ED UNICA PER COLORO CHE IN ITALIA ABBANDONANO GLI STUDI UNIVERSITARI RAPPRESENTATI DAI DATI UFFICIALI ANVUR NEL SEGUENTE MODO :  DOPO IL PRIMO ANNO IL 13,5% DEGLI IMMATRICOLATI NELLE UNIVERSITA’ TRADIZIONALI ITALIANI ED IL 18,8% NELLE UNIVERSITA’ TELEMATICHE ITALIANE LASCIA MENTRE IL 26,4% NON COMPLETA NEPPURE LA LAUREA TRIENNALE .

Atenei, iscritti record, ma con la denatalità -35% di matricole. 

Università. Luci e ombre dal rapporto Anvur: +16,9% di studenti, Sud in ritardo, abbandoni al 13,5%, professori anziani e fondi erosi dall’inflazione

Una fotografia mossa e in chiaroscuro del sistema universitario italiano.

L’ha scattata l’Anvur nel suo rapporto sulla Formazione superiore e la ricerca, presentato a Roma, che arriva a quasi tre anni dal precedente.

Un volume e otto focus tematici per un totale di quasi 700 pagine da cui emergono «tante luci e poche ombre» per dirla come il presidente dell’Agenzia di valutazione, Antonio Uricchio.

Lo testimonia in primis il record di 2,05 milioni di iscritti agli atenei raggiunta nell’anno accademico 2024/25, con un aumento del 16,9% sul 2018/19 (+158% nelle istituzioni telematiche dove albergano ben 189mila dei 296mila studenti aggiuntivi).

Sette anni che valgono il doppio considerando che in mezzo ci sono stati il Covid, il PNRR e conquiste tecnologiche rivoluzionarie come l’intelligenza artificiale generativa che sta rivoluzionando il mondo della formazione. E il mondo in generale.

Il confronto con il pre-pandemia attraversa l’intero paper. Che non rinuncia però a guardare avanti. Ad esempio quando pone interrogativi sul post PNRR e su come finanziare figure come i dottorati che sono raddoppiati grazie al Recovery.

O quando si sofferma sugli effetti della denatalità, che a scuola è già giunta e che a breve arriverà all’università.

Nel 2025/26 non lo sappiamo, perché i dati provvisori del MUR aggiornati a Febbraio denotavano un calo che nelle statistiche di marzo sembra essere stato recuperato.

Nel 2028/29 invece la diminuzione è pressoché certa.

Da allora al 2023/24 gli immatricolati totali scenderanno a circa 221mila (dai 340mila attuali), di cui 145mila 19enni (anziché i 221 mila odierni): una perdita del 35% in meno di vent’anni.

Con l’aggravante – si legge nel rapporto – che «non è uno scenario pessimistico, ma la semplice proiezione matematica di dati demografici già certi: i giovani che si immatricoleranno nel 2043 sono già nati nel 2024, e sappiamo che sono circa 370 mila» contro i 577 mila del 2008.

Meno matricole rischiano di produrre meno laureati.

E questa è un’altra cattiva notizia perché, se è vero che stiamo recuperando terreno (siamo al 31,6% nella fascia 25-34anni, ndr), UE e OCSE restano lontane, con i loro 44,1 e 48,4 per cento.

Per migliorare dobbiamo, da un lato, scommettere sugli studenti stranieri (siamo faticosamente arrivati al 5,4% ma Francia, Germania e Regno Unito sono al 10-20%) e, dall’altro, ridurre gli abbandoni.

Viaggiamo ancora su tassi a due cifre, al 13,5% (con le telematiche che sono però al 18,8).

E c’è poi un problema di dispersione più generale se consideriamo che oltre un quarto degli immatricolati a una triennale lasciano gli studi.

Una complicazione ulteriore arriva dai soliti divari territoriali.

L’aumento degli iscritti da cui siamo partiti non è omogeneo.

L’80% degli atenei del Nord e i due terzi di quelli del Centro registrano una crescita; nel Mezzogiorno invece quasi un’università su due (il 48%) evidenzia una contrazione, con una forte riduzione nell’area economico-giuridica.

In questo quadro s’inserisce il boom delle telematiche citato prima: quasi quattro studenti su cinque di un ateneo online avrebbero un’alternativa in presenza entro 60 minuti, ma non la sfruttano.

Risultato: il Sud continua a perdere capitale umano e sconta la duplice concorrenza della didattica a distanza e delle realtà centro-settentrionali.

Quasi metà degli iscritti meridionali a una magistrale se ne va lontano da casa, mentre da Roma in su i tassi di permanenza sono superiori al 70 per cento.

Passiamo al personale. Il primo dato che balza agli occhi è la crescita del 20,9% dei professori universitari tra il 2018 e il 2025 (da 54.261 a 65.617 unità).

Con un aumento del 9,1% della quota di ordinari e associati.

Tuttavia, il sistema accademico italiano si conferma il più anziano d’Europa: il 55,4% dei docenti ha almeno 50 anni, mentre solo l’1% ha meno di 30 anni, a fronte del 22,6% dei tedeschi.

Nel 2025 l’età media per diventare ordinario è di 51,7 anni. Per non parlare del gender gap che prosegue. Tant’è che le donne solo il 29% dei docenti di prima fascia e il 24,5% dei rettori.

Parlare di università significa per forza parlare del Fondo di Finanziamento Ordinario (Ffo), da cui dipendono i bilanci degli atenei e che ha superato strutturalmente la soglia dei 9 miliardi di euro.

Arrivando a 9,36 miliardi nel 2025, +27,6% sul 2018. Peccato che l’alta inflazione degli ultimi sette anni abbia ridotto la sua crescita reale al +7,3 per cento.

Ma qui ci spostiamo su un piano di debolezza del Paese e di scelte ineludibili che vanno ben oltre l’istruzione.

I.S.F.O.A.-  Hoschule für Sozialwissenschaften und Management  proprio per questo motivo ha cercato di rafforzare il proprio ruolo ed intervento istituzionale accademico creando appositi percorsi di studio specialistici ed unici in Economia Sociale e Sviluppo Territoriale unitamente a momenti di formazione liberi e gratuiti a beneficio della cittadinanza dedicati alla Educazione Finanziaria come quello inaugurato nel mese di Giugno a Desio in Brianza.   

 

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