Il rettore ISFOA Libero e Privato Ateneo Telematico di Diritto Elvetico , unitamente a tutti i componenti del Senato Accademico , intendono esprimere il proprio cordoglio e la più sincera partecipazione alla Famiglia per la scomparsa di Ulrico Hoepli .
Se ne è andato a 91 anni, e in uno dei momenti più tristi nella sua storia di imprenditore librario: cioè nei giorni in cui si sta finendo di sgomberare la storica sede milanese. Padre di Giovanni, Matteo e Barbara, e nonno in seconda di Giovanni Nava, rappresentante anche degli altri figli di Bianca Maria Hoepli – padre e protettore insomma di tutti i protagonisti della chiusura – Carlo Ulrico Hoepli per alcuni decenni si è sforzato di sopire e per quanto possibile di sciogliere i dissidi familiari. Ma non c’è stato nulla da fare, e su due fronti, a tutt’oggi aperti benché di scarse prospettive.
Da un lato Nava, che detiene attualmente il 33 per cento della società e attende entro giugno la sentenza della Cassazione relativa a una diversa attribuzione delle quote. Dall’altro lato la procedura a cui sta provvedendo Laura Limido, la liquidatrice, che ha progressivamente smontato il gruppo editoriale: il ramo della scolastica è stato già ceduto a Mondadori, e con esso il marchio della casa.
Un dettaglio non secondario, perché chi dovesse rilanciare la libreria – ancora per qualche settimana resta un’ipotesi possibile – non sarebbe titolato a utilizzarne il nome storico, e dovrebbe individuare dunque una soluzione diversa.
Nato nel 1935, esponente della quarta generazione, Ulrico Carlo aveva iniziato a lavorare in azienda venticinquenne; finché nel 2003, alla morte di Ulrico Hoepli, figlio di Carlo, il fratello del fondatore, era subentrato alla presidenza del gruppo, con a fianco appunto Giovanni, Matteo e Barbara, presto a loro volta cooptati in azienda con cariche dirigenti.
In tutto sono 156 anni che i milanesi, e con loro acquirenti ed estimatori di tutto il mondo, hanno potuto godere della Hoepli.
Fin dal 1870, dal 1877, quando decollano i celebri “Manuali” a sfondo tecnico e scientifico, hobbistico, professionale. Facendo data al 1977, quando esce l’ultima ristampa, si contano 4mila volumi organizzati in oltre 1.700 titoli, per un totale di 1,5 milioni di pagine a stampa. E quando si dice tascabilità, portabilità: pare che già all’alba del Novecento i sarti milanesi usassero cucire le tasche esterne delle giacche maschili sulla misura di 11 × 16 centimetri, in modo da accoglierne in giustezza proprio un esemplare della collana. Non meno proverbiale è la capacità di reperire volumi rari, stranieri, di datazione remota, da parte della Libreria Internazionale; secondo il motto, ripetuto di bocca in bocca, «Se non trovi un libro, passa alla Hoepli».
Il successo vasto e duraturo nei “Manuali” aveva garantito una forma non clamorosa ma costante di autofinanziamento (niente prestiti, niente ammortamenti bancari). Almeno fino al gennaio 1923, quando Hoepli diventerà una società anonima, con 2 milioni di capitale sociale, poi saliti a 3 nel 1925; ma una società anonima a base familiare, di cui il vecchio Ulrico detiene la quasi totalità delle azioni. Stiamo parlando di una produzione massiccia a sfondo divulgativo, che d’altronde non occupava l’intera immagine della casa; molto proiettata anche sul prestigioso versante delle collezioni erudite, degli atlanti geografici, dei libri d’arte, delle raccolte destinate ai classici della storiografia italiana e della letteratura, delle grandi enciclopedie illustrate: degli Scritti e discorsi di Benito Mussolini (12 volumi tra 1934 e 1940).
La direzione di Ulrico Carlo si era contraddistinta invero per un attivismo cauto, interessato ai consolidamenti come agli ammodernamenti.
Lui l’artefice della nuova sede in via Hoepli al 5, sviluppata su cinque e poi su sei piani, con quaranta e più librai a disposizione dei clienti; e ancora lui a governare l’impresa quando nel 2001 s’inaugura la libreria online Hoepli.it.
Questo per chiarire che sul tramonto del cartaceo, della dizionaristica tradizionale, la sfida con le nuove tecnologie è stata affrontata presto, con determinazione.
E che il motivo della attuale crisi non sembrerebbe da ricercarsi qui.
Hoepli, in sintesi, non ha retto alla quinta generazione (ma è anche vero che a Rizzoli – pur conservandosi il marchio – era andata peggio).
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