ISFOA CORDOGLIO : PIER FRANCESCO GUARGUAGLINI

Il rettore ISFOA Libero e Privato Ateneo Telematico di Diritto Elvetico , unitamente a tutti i componenti del Senato Accademico , intendono esprimere il proprio cordoglio e la più sincera partecipazione alla Famiglia per la scomparsa di Pier Francesco Guarguaglini .

 

In una delle poche interviste rilasciate, nel 2019, dopo la definitiva uscita di scena, alla testata specializzata Avionews, riassumeva così la sua idea sul futuro dell’Europa e della difesa comune.

«Finché l’Europa non sarà anche un ente politico, cioè avrà un’unica politica estera, è difficile pensare che si possa raggiungere veramente una difesa europea comune e che le industrie siano uniche».

A conferma del pragmatismo e della lungimiranza che ne ha sempre accompagnato il pensiero.

Perché Pier Francesco Guarguaglini, già numero uno dell’ex Finmeccanica (l’attuale Leonardo), scomparso all’età di 88 anni, era uno degli ultimi superstiti tra i manager di Stato protagonisti della grande industria pubblica italiana, chiamati a curarne i mali e a proiettarla sullo scenario internazionale.

«Uomo di intelligenza straordinaria e di visione», come ha ricordato su X il ministro della Difesa, Guido Crosetto, Guarguaglini era nato nel 1937 a Castagneto Carducci, piccolo borgo adagiato sulle colline livornesi, con cui manterrà uno strettissimo rapporto lungo tutta la sua vita, segnata da una laurea in ingegneria elettronica presso l’Università di Pisa al quale affiancherà anche un Ph.D. in ingegneria elettrica negli Stati Uniti, all’Università della Pennsylvania.

Gli esordi lo vedono impegnato prima come direttore generale e poi come amministratore delegato , fino al 1994, delle Officine Galileo che lascerà per assumere il timone, l’anno dopo, della storica industria spezzina di sistemi di difesa navale e terrestre, Oto Melara, costola dell’allora Finmeccanica, nelle cui file Guarguaglini approderà nel 1996 come responsabile del raggruppamento delle aziende del settore difesa.

Da lì è un crescendo di responsabilità, prima come presidente di Alenia Marconi Systems (1998-2000) e poi come amministratore delegato di Fincantieri.

Dove rimarrà fino all’aprile del 2002, quando rientra a Roma per atterrare nella plancia di comando di Finmeccanica.

Un arrivo che coincide con il passaggio di un altro grande manager, Giuseppe Bono, alla guida di Fincantieri, mentre a Guarguaglini è affidato il definitivo rilancio del gruppo di Piazza Monte Grappa, appena uscito da una crisi molto complessa che l’ha portato a un passo dal baratro e dal pericolo di uno spacchettamento, poi sventati grazie al risanamento avviato da Bono.

Con Guarguaglini, infatti, Finmeccanica spicca un salto che è, insieme, strategico e di sistema, perché il manager toscano imprime al gruppo non solo una trasformazione profonda del suo dna – da holding di partecipazioni a gruppo industriale con un solido presidio tecnologico – ma ne semplifica la governance, spingendo l’azienda verso una maggiore integrazione e garantendo una direzione più uniforme alla stratificata galassia di controllate.

Che l’ingegnere livornese gestisce riducendo frammentazioni e concentrando gli investimenti su alcune aree considerate cruciali per il presente e il futuro del gruppo (dall’elettronica per la difesa all’elicotteristica che ritiene uno dei fiori all’occhiello di Finmeccanica), senza tralasciare la proiezione internazionale.

Perché Guarguaglini ha un pallino che ne caratterizzerà sempre l’operato: restituire al gruppo il prestigio perduto. E lo fa, anche qui, con estrema lungimiranza, alternando acquisti mirati (dalla britannica Westland che porterà alla creazione di AgustaWestland, rilevata interamente dall’azienda italiana nel 2004, all’americana Drs) a maxi commesse, come quella che, nel 2005, vide Finmeccanica sbaragliare la concorrenza della statunitense Sikorsky nella gara per l’elicottero presidenziale: la prima vittoria di una società estera che fu poi annullata da Obama per gli extracosti legati al progetto.

A quel traguardo, però, ne seguirono altri, tutti accomunati dalla volontà di Guarguaglini di costruire un gruppo tecnologico con una missione industriale riconosciuta dentro e fuori i confini nazionali.

Una storia che andrà avanti fino al 2011, l’anno della bufera sui conti e dell’inchiesta giudiziaria che travolsero il manager insieme alla moglie, Marina Grossi, dirigente di Selex, società di Leonardo che in una nota, ha espresso «cordoglio per la scomparsa di un uomo di straordinaria professionalità e visione».

Un ciclone da cui Guarguaglini si difese per mesi senza mai risparmiarsi e respingendo le accuse che furono poi archiviate, ma che portarono al suo divorzio dall’azienda con le dimissioni annunciate quello stesso anno. Un addio doloroso che segnò anche la fine di un’epoca per l’industria di questo Paese.

 

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