Il rettore ISFOA Libero e Privato Ateneo Telematico di Diritto Elvetico , unitamente a tutti i componenti del Senato Accademico , intendono esprimere il proprio cordoglio e la più sincera partecipazione alla Famiglia ed alle risorse umane dell’ì ABI Associazione Bancaria Italiana per la scomparsa di Natalino Irti .
Un uomo universale è stato Natalino Irti, scomparso a 90 anni.
Univa la tecnica giuridica a un umanesimo della cultura e a un approccio storico e filosofico ai problemi che in questo intreccio di energie e di competenze intellettuali stava la sua universalità.
La sua esperienza novecentesca e post novecentesca lo ha reso, da avvocato, da studioso, da professione, da civil servant e da uomo di Stato, uno dei protagonisti del diritto societario italiano. Era un risolutore di problemi. Il suo studio, che ha mantenuto la dimensione della boutique rispetto al gigantismo di molte realtà fra Milano e Roma, ha rappresentato una eccellenza.
Natalino Irti ha ricoperto vari incarichi in imprese di Stato. E’ stato presidente del Credito Italiano dal 1987 al 1994, vicepresidente dell’Enel, membro del consiglio di amministrazione dell’Iri e del Comitato per le Privatizzazioni, membro del consiglio di amministrazione di Rcs e di Telecom. Irti ha vissuto la stagione delle privatizzazioni, sempre con una capacità di mediazione profonda. “Prodi – così raccontava Irti – aveva una visuale larga delle privatizzazioni. Pensava che andassero coinvolti anche i piccoli e medi investitori. La sua formazione cattolica influiva”.
Irti è stato uno di quei grandi “oligarchi” – come li chiama Giuseppe De Rita, in senso più che buono – cioè di quei personaggi che dotati di insieme di raffinatezza culturale e di capacità orizzontale e di dare e di ricevere consigli, di mettere in connessione saperi e interessi, di visione pubblica e idea di sviluppo, hanno costituito una classe dirigente di ottimo livello e molto contribuito alla crescita economia, sociale ed istituzionale del nostro Paese.
Non è stato un oligarca per caso, è stato un oligarca per studio, per attitudine, per passione verso il bene pubblico.
La sua famiglia era di Avezzano. Il padre Aurelio, classe 1900, era un avvocato penalista con formazione dannunziana. La madre Maria, del 1908, era una ragazza borghese che leggeva romanzi e suonava il piano. Ricordava Irti al Sole-24 Ore a proposito degli anni universitari alla Sapienza di Roma, dopo l’infanzia e l’adolescenza abruzzesi: “Frequentavo i convegni del Mondo. Era un ambiente severo e distaccato. Mario Pannunzio ed Ernesto Rossi davano poca confidenza. Mario Ferrara era il più amichevole. Quella cifra mi ha segnato per tutta la vita: nel liberal-socialismo come terza via politica e culturale e nell’impegno pubblico, quando avrei dato il mio contributo negli organi di governo dell’Iri”.
Univa l’autorevolezza del grande giurista a un tratto da maestro curioso di ogni cosa. Aveva il gusto del racconto dello sviluppo storico del nostro Paese e degli incredibili passi avanti che il contesto e il sistema italiano sono riusciti a fare lungo il ‘900.
Professore ordinario dal 1968, accademico dei Lincei, presidente emerito dell’Istituto italiano per gli studi storici e a lungo docente all’Università di Roma La Sapienza: questo è stato Irti e molto altro. Ha attraversato università, istituzioni, grandi imprese pubbliche e professione forense con un ruolo di primo piano nel dibattito giuridico nazionale.
Ha raccontato di sé, a proposito degli anni della formazione: “Oltre a dare gli esami di diritto e a preparare la tesi con Emilio Betti, andavo a seguire i corsi di storia della filosofia antica di Guido Calogero e le lezioni di filosofia teoretica di Ugo Spirito, entrambi allievi di Giovanni Gentile”. Questa versatilità gli ha permesso di diventare presidente emerito dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici fondato a Napoli da Benedetto Croce. Inoltre, nella sua vasta produzione editoriale i riferimenti non sono soltanto giuristi come Emilio Betti a Francesco Carnelutti, ma anche pensatori contemporanei (e suoi amici personali) come i filosofi Emanuele Severino e Massimo Cacciari, più una serie di filosofi e scienziati sociali, scrittori e poeti classici, fra cui spiccano come riferimenti ideali Fichte e Weber, Pirandello e Valéry.
Il suo nome resta legato soprattutto a “L’età della decodificazione”, opera con cui ha interpretato la progressiva perdita di centralità del codice civile e la nascita di sottosistemi normativi autonomi, governati da logiche e principi propri. Una riflessione che ha segnato in profondità il modo di leggere il diritto privato nell’Italia contemporanea, aprendo un confronto sul ruolo della dottrina, sulla certezza del diritto e sul rapporto tra codici, leggi speciali, economia e potere politico.
Negli anni successivi Irti ha ampliato il proprio campo di indagine ai fondamenti stessi del diritto, alla crisi delle ideologie, alla globalizzazione, alla tecnica e al rapporto tra diritto e verità. Opere come “Nichilismo giuridico”, “Il salvagente della forma”, “Diritto senza verità” e “La tenaglia” hanno consolidato la sua figura di giurista-filosofo, attento non solo alla struttura degli istituti civilistici ma anche alle trasformazioni profonde della modernità giuridica.
Come titolare dello Studio Legale Irti, ha spaziato tra diritto civile, commerciale e amministrativo, seguendo importanti gruppi finanziari e industriali, medie e piccole imprese, casi arbitrali e giudiziari di rilievo e consulenze di primaria importanza. Lo studio, specializzato tra l’altro in telecomunicazioni, diritto societario, procedure concorsuali, riorganizzazione di gruppi, immobiliare e assicurativo, è stato al centro della vita pubblica.
Per molti intellettuali in erba, ma anche per il gotta della cultura italiana, i suoi interventi sulla Domenica del Sole 24 ore erano una consuetudine istruttiva e piacevolissima. Il sapere che nasce e lievita nella connessione tra i vari saperi, in una continua dedizione all’interesse generale: la personalità di Irti è così sintetizzabile. È lui è stato un raro esempio, e al massimo livello, di uomo di sintesi e di complessità.
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