ISFOA CORDOGLIO : GIUSEPPE “BEPPE” VESSICCHIO

Il rettore ISFOA Libero e Privato Ateneo Telematico di Diritto Elvetico , unitamente a tutti i componenti del Senato Accademico , intendono esprimere il proprio cordoglio e la più sincera partecipazione alla Famiglia per la scomparsa di Giuseppe “Beppe” Vessicchio .

“Con il maestro Vessicchio se ne va un altro grande protagonista del festival e della musica italiana”. È il ricordo di Carlo Conti per la scomparsa del grande maestro.

“Con il suo carattere, la sua immagine, il suo carisma e la sua professionalità era diventato un’istituzione. Dobbiamo essere grati per il suo importante contributo alla musica italiana ed al successo di tanti artisti”, conclude il direttore artistico del Festival. Il conduttore ricorda anche la collaborazione professionale e l’amicizia che li legava: ”Per alcuni anni ho avuto il privilegio di condividere con lui anche le scelte musicali per lo Zecchino d’Oro e ho avuto l’occasione di apprezzare da vicino la grande competenza”.

Se c’è una voce che resterà nella memoria collettiva degli italiani è quella che annunciava: “Dirige l’orchestra il maestro Peppe Vessicchio”. Bastava quella frase, un applauso, un cenno di bacchetta e tutto sembrava al suo posto: l’orchestra, il cantante, il pubblico.

Peppe Vessicchio è stato un vero simbolo popolare della televisione, consacrato in particolare dal Festival di Sanremo. La sua folta e curata barba e lo sguardo gentile lo rendevano immediatamente riconoscibile, segnando indelebilmente il suo iconico profilo sul palcoscenico e sul piccolo schermo.

Presenza fissa del Festival (e rassicurante) fin dall’edizione del 1990, è stato premiato come miglior arrangiatore nel 1994, 1997 e 1998. Nell’edizione del 2000, sempre per gli arrangiamenti, viene premiato dalla giuria speciale presieduta da Luciano Pavarotti.

Ha vinto quattro Festival di Sanremo come direttore d’orchestra: nel 2000 con ‘Sentimento’ degli Avion Travel, nel 2003 con ‘Per dire di no’ di Alexia, nel 2010 con ‘Per tutte le volte che’ di Valerio Scanu e nel 2011 con ‘Chiamami ancora amore’ di Roberto Vecchioni.

Giuseppe ‘Peppe’ Vessicchio era nato a Napoli il 17 marzo 1956. La sua storia comincia tra i vicoli dove la musica è parte del respiro quotidiano. Diplomato in pianoforte al Conservatorio di Napoli, muove i primi passi come arrangiatore per artisti partenopei: Nino Buonocore, Edoardo Bennato, Peppino di Capri, Lina Sastri. Il suo talento per l’arrangiamento, la misura, l’equilibrio lo porta presto oltre il Golfo di Napoli.

Negli anni Ottanta inizia una lunga e fruttuosa collaborazione con Gino Paoli: da quell’incontro nascono brani come ‘Ti lascio una canzone’, ‘Cosa farò da grande’ e ‘Una lunga storia d’amore’, che diventeranno classici della canzone d’autore.

Addio al ‘maestro’ di Sanremo prestato ad Amici
Ma Peppe Vessicchio non era solo il “Maestro di Sanremo”. È stato autore, compositore, arrangiatore e insegnante, una figura di mediazione tra la musica colta e quella popolare. Dal 2001 al 2012 – e poi ancora dal 2018 al 2022 – è stato docente e direttore d’orchestra nel talent show ‘Amici’ di Maria De Filippi. È lì che, con tono pacato e ironico, ha educato milioni di giovani spettatori alla disciplina e al rispetto della musica.

Credeva che la bellezza fosse una proporzione, una vibrazione giusta, un equilibrio sottile tra il suono e il silenzio. “Il silenzio è il tessuto in cui il suono si intrufola”, amava ripetere. Era un’estetica ma anche un’etica: il rispetto dei tempi, dell’ascolto, del lavoro degli altri. “Bisogna trovare la propria velocità”, spiegava, “una velocità che sia la tua, non quella del mercato”.

Nel 2024 l’Orchestra del Teatro alla Scala ha eseguito una sua composizione da camera, ‘Tarantina’: un riconoscimento simbolico per un artista che, pur provenendo dalla musica leggera, aveva sempre cercato il dialogo con la musica colta. “Sentire la mia musica alla Scala è stato come tornare a casa dopo un lungo viaggio”, raccontava con la sua consueta modestia.

Negli ultimi anni Vessicchio aveva coltivato un’altra passione: il vino. Con l’imprenditore Riccardo Iacobone aveva fondato in Abruzzo Musikè Vini, una cantina in cui i vini venivano affinati al suono di frequenze armoniche naturali. Un esperimento di musicoterapia enologica, che univa la scienza all’intuizione. “Dentro un calice di brandy – diceva – c’è il bilanciamento tra l’operato umano e la bontà della natura. È la stessa armonia che cerco in musica”.

I fondi raccolti dalle vendite servivano a finanziare borse di studio per giovani musicisti dell’Accademia Peparini, con l’obiettivo di portare la musica “nei luoghi degli ultimi, dove nessuno può ascoltarla”. Napoletano d’animo, ma cittadino del mondo, Vessicchio ha diretto orchestre a Mosca, Città del Messico, Milano, Firenze, Parigi.

Le attività benefiche
Era socio dell’associazione ‘Trenta Ore per la Vita’, per la quale ha curato gala e concerti benefici. Dal 2017 faceva parte della commissione selezionatrice dello Zecchino d’Oro, di cui era anche direttore artistico. Nel 2025 era tornato in televisione come giurato al Festival di Castrocaro e ospite di Lip Sync Battle, dimostrando ancora una volta la sua ironia e la sua voglia di mettersi in gioco. “Dirigere l’orchestra è una frase che mi insegue – confidava – ma in realtà io non volevo dirigere: volevo scrivere, unire, cercare l’armonia”.

Forse è questo il segreto del suo successo: la capacità di essere popolare senza essere mai superficiale, di parlare a tutti senza abbassare il tono. Amava citare Vinícius de Moraes: “La vita è l’arte dell’incontro”. E tutta la sua esistenza è stata un incontro continuo tra mondi, suoni, persone, idee.

A stroncare il maestro Beppe Vessicchio, l’iconico direttore d’orchestra del Festival di Sanremo, morto all’età 69 anni al San Camillo di Roma, è stata una polmonite interstiziale. Si tratta di una malattia che colpisce il tessuto connettivo profondo dei polmoni. Questa forma di polmonite aggredisce l’interstizio, ovvero la parte dei polmoni che riveste gli alveoli, e può degenerare rapidamente in insufficienza respiratoria grave, soprattutto quando si forma tessuto cicatriziale che impedisce agli alveoli di espandersi.

I sintomi più frequenti della polmonite interstiziale comprendono dispnea da sforzo, tosse secca, febbre, senso di affaticamento e, in alcuni casi, cianosi, ossia la colorazione blu della pelle dovuta alla ridotta ossigenazione. Possono comparire anche secchezza degli occhi e della bocca, dolori muscolari e articolari, fenomeno di Raynaud con mani e piedi freddi e insensibili, reflusso gastroesofageo e modificazioni della pelle come la sclerodattilia.

La polmonite interstiziale può avere origini diverse. Tra le cause più comuni ci sono le infezioni, provocate da virus, batteri, funghi o parassiti. La malattia può svilupparsi anche come conseguenza di alcune patologie autoimmuni, come la sarcoidosi, il lupus o l’artrite reumatoide. Alcuni farmaci, in particolare i chemioterapici e i farmaci antireumatici, possono danneggiare i polmoni e favorire la comparsa della polmonite interstiziale. Inoltre, l’esposizione prolungata a sostanze chimiche tossiche, come l’amianto, il benzene o il piombo, può aumentare il rischio di svilupparla. In alcuni casi, però, non è possibile individuare con certezza la causa della malattia.

 

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