Il rettore ISFOA Libero e Privato Ateneo Telematico di Diritto Elvetico ,
unitamente a tutti i componenti del Senato Accademico , intendono esprimere
il proprio cordoglio e la più sincera partecipazione alla Famiglia ed a
tutte le risorse umane delle Edizioni Qiqajon per la scomparsa di Enzo
Bianchi .
E’ morto all’età di 83 anni Enzo Bianchi, tra i principali fondatori della
comunità monastica di Bose, nata nel 1965 nel Biellese.
Monaco, prolifico saggista, esperto di biblismo, fondatore delle Edizioni
Qiqajon, Bianchi aveva lasciato la guida della Comunità monastica di cui era
priore nel 2017. Da allora si era progressivamente ritirato anche a causa di
problemi di salute.
Chi era Enzo Bianchi
Nato nel 1943 a Castel Boglione, nell’Astigiano, è stato un punto di
riferimento spirituale per intere generazioni. Figura forte del post
Concilio Vaticano II, riconosciuto uomo di preghiera e di pace, Bianchi era
comparso l’ultima volta sulla scena pubblica nel maggio scorso quando a
Torino aveva presentato un volume di padre Antonio Spadaro, segretario del
Dicastero della Cultura vaticano ed ex direttore di Civiltà cattolica. Negli
ultimi tempi aveva trattato, tra gli altri, il tema della messa con il rito
antico, dibattendo con altri teologi e storici di Chiesa sempre mantenendo
posizioni in difesa del Concilio e delle sue riforme.
Il contrasto con papa Francesco
Nel 2017 aveva molto sofferto per il contrasto nato con papa Francesco che
voleva un cambio fisiologico alla guida della Comunità per evitare quelle
che secondo il Papa argentino erano delle eccessive concentrazioni di
potere. Dopo un lungo tira e molla aveva infine deciso di obbedire al
Pontefice e aveva poi fondato una nuova comunità la Casa di Madia, rimanendo
un punto di riferimento della Chiesa progressista con numerosi interventi
sui media, in particolare sul quotidiano La Stampa.
«L’idolatria, l’idolatria!».
Era una parola che Enzo Bianchi – morto a Torino all’età di 83 anni –
ripeteva spesso. La pronuncia con la veemenza improvvisa di un profeta
contadino.
Gli occhi chiari si illuminavano ancora di più, la voce risultava più
chioccia del solito, un fremito di impazienza gli agitava la barba. Nella
Bibbia, spiegava, il contrario della fede non è l’incredulità, né tanto meno
l’ateismo.
A sfidare la gloria dell’Altissimo è il culto impuro che si riserva agli
idoli: il vitello d’oro che il popolo di Israele costruisce con le sue mani
imitando i simulacri dei pagani oppure gli idola della modernità, di cui
Francis Bacon fornisce nel Novum Organum un elenco ancora attuale. Per
rinunciare agli idoli e affidarsi unicamente al Dio della Scrittura, all’età
di 22 anni Enzo Bianchi si era ritirato nella cascina di Bose, nelle
campagne del Biellese.
Prima di allora, la sua biografia si condensa in poche tappe: la nascita il
3 marzo 1943 a Castel Boglione, in provincia di Asti, il diploma in
ragioneria, poi la facoltà di Economia a Torino e la scoperta del
cristianesimo non come dottrina da accogliere passivamente, ma come
tradizione da continuare in modo generoso e creativo. Sono gli anni del
Concilio Vaticano II, si comincia con insistenza a parlare di ecumenismo e
Bianchi si appassiona presto all’idea di una Chiesa senza confini, rinnovata
nella condivisione dei carismi tra confessioni differenti e capace di
accorciare le distanze con l’ebraismo.
No, dire che si appassiona è poco.
Come il giovane ricco della parabola, Bianchi – che ricco non è – rinuncia a
tutto e si consacra alla Parola. Per mettere le cose in chiaro, anzitutto
con sé stesso, decide di intraprendere il suo eremitaggio l’8 dicembre 1965,
nello stesso giorno in cui il Concilio solennemente si conclude. Nei primi
anni 90, Bianchi rievocherà il senso e le implicazioni di quel gesto in
Ricominciare. Nell’anima, nella Chiesa, nel mondo, un libro scritto in
conversazione con il filosofo Mario Guzzi e ancora in catalogo da Marietti
1820. Non esattamente un’autobiografia, ma senza dubbio una testimonianza di
prima mano sul significato che l’esperienza di Bose è venuta rapidamente ad
assumere.
I primi compagni arrivano nel 1968, anno sotto ogni aspetto fatidico. In
breve tempo, la comunità prende l’assetto che ancora oggi conosciamo: oltre
che ecumenica, è maschile e femminile insieme, dedita al lavoro manuale e
all’approfondimento culturale, come dimostra tra l’altro l’attività della
casa editrice Qiqajon. Se non uno scandalo (per quanto qualcuno disposto a
scandalizzarsi si trovasse già allora e, volendo, si trovi facilmente
perfino adesso), di sicuro una felice anomalia.
Di Bose Enzo Bianchi rimane priore fino al 2017, quando si squaderna il
capitolo più doloroso e controverso della sua esistenza personale e della
stessa comunità monastica.
Una vicenda che in molti hanno faticato a comprendere, anche perché nel
frattempo la figura di Bianchi aveva assunto un’importanza indiscutibile.
Interlocutore privilegiato nel confronto con le Chiese d’Oriente (un ruolo,
questo, che gli era stato riconosciuto anche da Giovanni Paolo II), era
diventato una presenza costante nel dibattito culturale italiano e
internazionale.
Con un filo di ironia, ammetteva che i suoi numerosi libri si dividevano
ormai in due categorie: le opere destinate principalmente ai credenti e
pubblicate pertanto da sigle cattoliche, prima fra tutte San Paolo, e quelle
che si rivolgevano a un uditorio più ampio, che si potrebbe sbrigativamente
definire “laico”.
Qui l’editore di riferimento era Einaudi, presso il quale sono apparsi
titoli di grande successo come La differenza cristiana (2006) e Il pane di
ieri (2008), ma anche La sapienza del cuore, una raccolta di studi allestita
nel 2013 in occasione del suo settantesimo compleanno.
Nel 2022 è ancora Einaudi a portare in libreria la nuova traduzione della
Bibbia progettata da Bianchi e curata da Mario Cucca, Federico Giuntoli e
Ludwig Monti. «Oggi – scriveva nella prefazione – possiamo dire che la
Bibbia è la biblioteca che non divide, non separa, non apre a
fondamentalismi, chiede l’affermazione della diversità, della pluralità e
dunque del dialogo perché essa è strutturalmente dialogica!». Tutto il resto
è idolatria.
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