ISFOA CORDOGLIO : ALBERTO MAZZUCA

Il rettore ISFOA Libero e Privato Ateneo Telematico di Diritto Elvetico , unitamente a tutti i componenti del Senato Accademico , intendono esprimere il proprio cordoglio e la più sincera partecipazione alla Famiglia per la scomparsa di Alberto Mazzuca .  

 

Con la morte di Alberto Mazzuca se ne è andato un esponente del giornalismo italiano acuto e divertente, arguto e ironico, ma senza le acidità e le cattiverie che non di rado affliggono il mestiere.

All’età di 84 anni si è spento uno degli esponenti più brillanti del giornalismo nato nel teatro delle piccole storie di provincia e affermatosi sul palcoscenico delle grandi vicende nazionali.

Alberto era di Forlì. E questo elemento, in una carriera solida e importante, ha rivestito un ruolo fondamentale. Esattamente come, nella generazione precedente alla sua, Giorgio Bocca era di Cuneo ed Enzo Biagi era di Pianaccio, frazione di Lizzano in Belvedere, in provincia di Bologna. Alberto, che insieme al fratello Giancarlo ha costituito (in particolare nei libri) una coppia professionale fra le più celebri nel giornalismo italiano dagli anni Ottanta in avanti, ha fatto di tutto e ha incarnato alla perfezione il divertimento di una funzione – l’inviato speciale – per cui, da sempre e per sempre, valeva e vale il celebre motto di Indro Montanelli: «Nei giornali ci si diverte veramente soltanto facendo due lavori: il direttore e l’inviato». E, appunto, Alberto era un inviato naturale.

Mazzuca ha coperto questo ruolo al «Giornale Nuovo», al «Sole 24 Ore», all’«Espresso» e alla «Voce». Ha lavorato, con gli incarichi più diversi, al «Giorno», al «Resto del Carlino» e al quotidiano dei vescovi «Avvenire». In una carriera segnata anche da una grande inquietudine, che è all’origine del suo girovagare felice da una redazione all’altra, ha partecipato nel 1986 alla fondazione di «Italia Oggi», insieme a Marco Borsa, in uno degli esperimenti allora più innovativi nel giornalismo giuridico e finanziario italiano.

Come per molti inviati di razza della sua generazione, non esisteva un netto confine fra il lavoro per i giornali e la scrittura dei libri, che produceva a un ritmo vorticoso e con una scrittura sempre piana e coinvolgente: «Una vita che è quasi un romanzo: tutto cominciò quel 12 marzo del 1921», è l’incipit di una sua pagina dedicata a Gianni Agnelli. Proprio questa sua caratteristica – la descrizione delle grandi personalità italiane – ha portato alla costruzione di una galleria di uomini illustri, ritratti in libri firmati da solo o appunto in coppia con il fratello Giancarlo. Tra i suoi volumi, il più celebre è probabilmente La erre verde. Ascesa e declino dell’impero Rizzoli. Ma hanno avuto un riscontro importante pure Gardini il Corsaro. Storia della Dynasty Ferruzzi, Gianni Agnelli in bianco e nero, La Fiat da Giovanni a Luca e Silvio in rosso e nero. La vita del Cavaliere in sella all’Italia, dedicato a Berlusconi. Attraverso i suoi saggi, che hanno sempre avuto un gusto popolare e non hanno mai cercato il colpo di teatro della rivelazione morbosa o dello scoop costi quel che costi, è possibile delineare una piccola biografia dell’Italia a partire dagli anni Ottanta, l’ultima stagione in cui appunto – seppur con molte ombre – il Paese ha avuto in Europa un ruolo da protagonista. Non a caso Mazzuca ha firmato testi come I potenti del denaro e I numeri uno del Made in Italy. La sua capacità di scrittura era proverbiale. Veloce, rapida, precisa, quantitativa. E, appunto, gli ha permesso di dedicarsi, oltre che alla cronaca e all’analisi dell’economia e della finanza, alla politica e alla storia del giornalismo.

Debitore come molti della sua generazione di Montanelli, con cui Alberto lavorò sia al «Giornale Nuovo» sia alla «Voce», ha scritto il volume Indro Montanelli. Dove eravamo rimasti?. E, secondo una curiosità che ha segnato molti pubblicisti e storici che hanno vissuto le contraddizioni di una terra vitale e dolorosa come l’Emilia-Romagna, Alberto si è interrogato sulla genesi del fascismo e sul suo rapporto con il socialismo nel libro Mussolini e Nenni. Amici e Nemici. Inoltre, ha lavorato sul legame fra il fondatore del fascismo e uno dei personaggi più controversi degli anni Venti e Trenta, il fondatore del Partito Comunista d’Italia poi diventato esponente del regime fascista Nicola Bombacci, in Mussolini e Bombacci. Compagni di una vita, un saggio che mise in evidenza i legami biografici e concettuali fra la sinistra e la destra, lo statalismo estremo di marca comunista e la nazionalizzazione proposta durante la Repubblica Sociale. Alberto Mazzuca lo fece da vecchio cronista, portando alla luce documenti inediti e non fermandosi alle apparenze e alla storia ufficiale.

 

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