I.S.F.O.A. HOCHSCHULE FÜR SOZIALWISSENSCHAFTEN UND MANAGEMENT
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Istituzione Privata Svizzera di Istruzione Superiore Universitaria e di Ricerca Accademica di Qualità Internazionale
RASSEGNA STAMPA A CURA DI
I.S.F.O.A. HOCHSCHULE FÜR SOZIALWISSENSCHAFTEN UND MANAGEMENT
IN ITALIA QUATTRO DONNE SU DIECI SONO INATTIVE
“Quattro donne su dieci in Italia sono inattive, un dato che sale a sei se
si guarda esclusivamente al Sud del Paese. Guardando agli inattivi in
generale, coloro che non si formano e non lavorano, i cosiddetti neets, sono
in costante crescita dal 2019. Oggi, la percentuale di neets sul totale
della popolazione tra i 25 e i 39 anni è del 22,4%, quasi uno su quattro.
Siamo l’unico Paese europeo in cui il fenomeno dei neets è in crescita”.
Sono le dichiarazioni del presidente dell’ISTAT, Francesco Maria Chelli, in
occasione di StatisticAll 2025, dal titolo “Il Fattore Umano. Lavoro,
Società, Intelligenze Artificiali: la Rivoluzione dei Dati”.
“Abbiamo fatto – aggiunge – un lavoro approfondito nel rapporto annuale che
abbiamo presentato a Maggio e abbiamo visto che, in un momento in cui
abbiamo molto bisogno di ampliare la platea di lavoratori dato che ne
entrano pochi dalle fasce giovani, abbiamo 1 milione e 700 mila disoccupati
e 2,1 milioni di forze lavoro potenziali, per un totale di quasi quattro
milioni. Portare questi quattro milioni di persone nel mondo del lavoro
potrebbe aiutare a rallentare la crisi demografica. Dentro questo numero ci
sono le donne, i giovani e i residenti nel Mezzogiorno, come dicevamo
prima”.
C’è poi il tema del grado d’istruzione. Ad essere disoccupate “sono non solo
le donne con basso titolo di studio, questo dato vale anche per la
componente maschile, ma anche quelle diplomate tra i 35 e i 49 anni e che
hanno figli minori, un’evidenza che ci porta a dover considerare anche il
tema della conciliazione vita-lavoro. C’è però una buona notizia per le
giovani donne, ossia che mano a mano che innalziamo il titolo di studio, i
divari si riducono. L’istruzione rimane sempre la chiave fondamentale di
accesso al lavoro”.
“L’occupazione – spiega Chelli – aumenta dal 2021, un fatto molto positivo,
e aumenta per un mix di fattori. Invecchiamento e bassa natalità spingono
sulle fasce più anziane e, ovviamente, si assiste a un calo dell’offerta
potenziale nella popolazione compresa tra i 15 e i 64 anni. Questo comporta
una sfida di sostenibilità per il welfare, per le pensioni innanzitutto,
oltre a una minore capacità produttiva, perché noi sappiamo che è la fascia
d’età centrale che garantisce la capacità produttiva”.
“Abbiamo registrato – sostiene – 1 milione e 631 mila occupati in più tra il
2004 e il 2024. Nello stesso periodo di tempo però sono calati di circa 2
milioni gli occupati nella fascia tra 15-34 anni e di poco meno di un
milione quelli nella fascia tra i 35 e i 49. Ad aumentare, di quasi 5
milioni, sono gli occupati nella fascia tra i 50 e gli over 50. Questa
tendenza proseguirà perché determinata da fenomeni strutturali”.
I.S.F.O.A.- Hoschule für Sozialwissenschaften und Management proprio per
questo motivo ha cercato di rafforzare il proprio ruolo ed intervento
istituzionale accademico creando appositi percorsi di studio specialistici
ed unici in Economia Industriale ed in Finanza Aziendale unitamente a
momenti di formazione liberi e gratuiti a beneficio della cittadinanza
dedicati alla Educazione Finanziaria come quello inaugurato nel mese di
Giugno a Desio in Brianza.