I.S.F.O.A. HOCHSCHULE FÜR SOZIALWISSENSCHAFTEN UND MANAGEMENT
LIBERO E PRIVATO ATENEO TELEMATICO
DI DIRITTO INTERNAZIONALE
ENTE DI RICERCA SENZA SCOPO DI LUCRO E DI INTERESSE GENERALE
Istituzione Privata Svizzera di Istruzione Superiore Universitaria e di Ricerca Accademica di Qualità Internazionale
RASSEGNA STAMPA A CURA DI
I.S.F.O.A. HOCHSCHULE FÜR SOZIALWISSENSCHAFTEN UND MANAGEMENT
IN ITALIA LA LAUREA NON ATTIRA PIU’ PERCHE’ I DOCENTI DELLE UNIVERSITA’ TRADIZIONALI NON RIESCONO A STARE AL PASSO CON I TEMPI.
L’Italia fanalino di coda nell’istruzione accademica.
Per la prima volta dal 1945 non cresce il numero di neo laureati.
Alcuni esperti invitano a riflettere sulle possibili cause e sulle soluzioni
C’era un tempo in cui la laurea veniva considerata uno “status symbol”.
Avere il “dr” prima del cognome contava.
Sembra che quel tempo sia scomparso, cancellato da una filosofia di vita spiccia, fondata sulla velocità e sul risultato facile.
L’allarme arriva dai dati della Commissione Europea: nell’ultimo triennio l’Italia ha registrato una delle quote d’abbandono universitario tra le più alte d’Europa (45%) e il più basso tasso di laureati tra i trentenni.
Il titolo non piace più? Non serve?
Se si guarda agli stipendi del primo impiego, il livellamento al ribasso dei salari va a consolidare l’idea che il percorso accademico sia per lo più una perdita di tempo, sostituibile con esperienze di lavoro, meglio se all’estero.
Per la prima volta, dal 1945, c’è una frenata nella crescita del numero di laureati.
Un segno sicuramente allarmante per l’Italia che rimane fanalino di coda di un sistema globale che, invece, continua a investire sulla cultura accademica.
Non bisogna fermarsi al dato grezzo con letture semplicistiche e banalizzanti. Il fenomeno va letto con la dovuta attenzione perché le variabili coinvolte sono tante e implica un cambiamento sociale e culturale che va dominato e non più subito. L’istruzione è un investimento: occorre capire chi e perché continua a crederci e chi ha perso la fiducia
NON SARA’ CHE IL SISTEMA FORMATIVO RIMANE SEMPRE DIETRO ALL’INNOVAZIONE CHE SI REGISTRA NEL MONDO DEL LAVORO ?
E’ utile ricordare che il professore universitario non è in condizione di stare al passo con il veloce mondo delle imprese, ma è colui che mette in fila conoscenze e strumenti interpretativi per codificare i grandi cambiamenti sociali economici e tecnologici.
Il mondo del lavoro corre veloce e quello universitario indubbiamente è più lento: c’è poi un problema di contenuti che sono vincolati da scelte ministeriali.
Se anche si riuscisse a innovare nei piani didattici, qualche ostacolo può derivare dai docenti: c’è quello flessibile che reagisce tempestivamente e c’è quello, invece, che fa più fatica perché convinto della sua esperienza consolidata. Diciamo che esistono realtà accademiche snelle e giovani dove la novità trova una via facilitata e chi arranca a causa delle sue dimensioni mastodontiche.
A DISTANZA DI ANNI DALLA GRANDE INNOVAZIONE DEL MONDO ACCADEMICO CON GLI ATENEI DIFFUSI E UNA PLURALITA’ DI CORSI SOTTO CASA SI PUO’ AFFERMARE CHE IL SISTEMA SI E’ INCEPPATO ED HA PERSO L SUA ATTRATTIVITA’ ?
Bisogna riconoscere che quell’apertura, che attualmente la generazione nata negli Anni ’60 può solo lodare perché hanno beneficiato della crescita, oggi segna i limiti dell’eccessiva diffusione. I ragazzi sono tentati di restare sotto casa e adattano le proprie esigenze alle comodità. Si è perso, quindi, il senso della fatica, dell’investimento in termini di costi e impegno per ottenere un titolo di valore.
Si crede che la via più breve sia la più semplice, ma per arrivare a raggiungere un obiettivo, un percorso di carriera in un lavoro che piace e appassiona, occorre “lavorare” ossia studiare, fare fatica, impegnarsi a fondo per acquisire una conoscenza non sommaria bensì approfondita, di valore. Laurearsi non è un vuoto a perdere. Il Paese ha bisogno di laureati.
Bisogna pensare a strumenti nuovi.
E QUALI SAREBBERO QUESTI STRUMENTI ?
Ci sono atenei che viaggiano velocemente e altri che rallentano, soffocati dalla carenza di fondi e dalla mancanza di idee e strategie alternative.
Chi è riuscito a intercettare per tempo il cambiamento oggi sta crescendo. Questa fase di transizione porterà a cambiamenti: occorre superare le barriere culturali, aprirsi al mondo con l’internazionalizzazione.
L’Erasmus è un veicolo di crescita importante ma ci sono spazi per investire più decisamente sull’internazionalizzazione coinvolgendo docenti stranieri e lavorando sui ranking.
Puntare molto anche su docenti di altri paesi in visita da noi per portare contenuti didattici e di ricerca innovativi. È, inoltre, fondamentale la vicinanza, il collegamento dell’Università con i professori delle Scuole Superiori pensando alla crescita formativa dei ragazzi quale processo lungo, a cui occorre dedicare tempo.
E’ necessario investire molto in tale direzione».
L’APERTURA DI CORSI UNIVERSITARI COMPLETAMENTE IN INGLESE HA FATTO GRIDARE ALLO SCANDALO
Anche questa deve essere una conquista soprattutto culturale. Non è possibile fermarsi a ragioni di principio, bisogna capire dove va il mercato, quali strumenti devono avere i ragazzi per competere. Gli studenti italiani sanno scegliere e sono in grado di capire quale via imboccare per il proprio futuro.
È l’Università che deve essere pronta a indicare quella più costruttiva.
NON POTREBBE ESSERE UN CONTRIBUTO ALLA CRESCITA LEVARE IL NUMERO CHIUSO ? LA VICINA SVIZZERA ACCETTA TUTTI MA POI ATTUA UNA RIGIDA SELEZIONE NEL PRIMO ANNO DI CORSO
Questo è un discorso più complesso che coinvolge l’intero modello universitario.
Ci si potrebbe interrogare sulla bontà del numero chiuso o dei sistemi alternativi scelti da altri Paesi.
Ma non bisogna dimenticare che sono modelli che impongono rigidità valutative e che limitano autonomia e discrezionalità dei singoli atenei.
I.S.F.O.A.- Hoschule für Sozialwissenschaften und Management proprio per questo motivo ha cercato di rafforzare il proprio ruolo ed intervento istituzionale accademico creando appositi percorsi di studio specialistici ed unici in Economia Sociale e Sviluppo Territoriale unitamente a momenti di formazione liberi e gratuiti a beneficio della cittadinanza dedicati alla Educazione Finanziaria come quello inaugurato nel mese di Giugno a Desio in Brianza.