IL GOLFO IN FIAMME PER UNA GUERRA IN IRAN ORMAI FUORI CONTROLLO .

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IL GOLFO IN FIAMME PER UNA GUERRA IN IRAN ORMAI FUORI CONTROLLO .

La guerra non ha più un fronte, si muove, si allarga, cambia forma e scivola lungo le rotte del petrolio, entra nei cieli del Golfo, attraversa le parole dei leader.

E mentre la politica prova a raccontarla, la guerra continua a correre più veloce.

Guerra fuori controllo, il Golfo brucia: petrolio, droni e un mondo sull’orlo

“Stiamo vincendo”, dice Donald Trump davanti ai suoi, durante la cena del National Republican Congressional Committee. Ma è una vittoria che non ha contorni, che arriva mentre il conflitto si espande. E mentre a Washington si parla, nel Golfo si combatte davvero.

PASDARAN COLPITI E GUERRA CHE SI ALLARGA

Il segnale più netto arriva dall’Iran: è stato ucciso il comandante della marina dei Pasdaran, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.

Non è solo un obiettivo militare, è un colpo al cuore del sistema.

I Pasdaran non sono un esercito come gli altri, sono potere, identità, controllo. Colpirli significa entrare dentro la struttura dello Stato.

Contemporaneamente, la guerra si sposta e si allarga: nuovi raid colpiscono gli Emirati Arabi Uniti, ad Abu Dhabi si contano due morti. Non è più un conflitto localizzato, ma una linea che attraversa Paesi, rotte e alleanze.

Trump insiste: i negoziatori iraniani stanno trattando, ma hanno paura. Non degli americani, ma del loro stesso sistema.

È una guerra dentro la guerra, dove il rischio non è solo il nemico esterno ma quello interno: il sospetto, la punizione, l’accusa di debolezza.

a Teheran la risposta è opposta: “La guerra finirà quando e come decidiamo noi”. Nessuna apertura, nessuna crepa visibile.

 il linguaggio delle guerre lunghe, quelle in cui ogni segnale di cedimento diventa un problema politico.

KHARG IL PETROLIO E LA LINEA ROSSA

Secondo Axios, il Pentagono sta valutando quattro opzioni per un possibile “colpo finale”, tra queste anche un’operazione di terra sull’isola di Kharg. Kharg è il cuore energetico dell’Iran, il nodo da cui passa gran parte dell’export petrolifero. Colpirlo significherebbe andare oltre: non più azioni mirate ma un attacco diretto alla capacità economica del Paese.

È una linea rossa, perché segnerebbe il passaggio da una guerra indiretta a una guerra aperta. E una volta superata quella soglia, tornare indietro diventerebbe difficile.

Il Cremlino smentisce l’invio di droni all’Iran, ma in questa fase le smentite fanno parte della guerra quanto gli attacchi. È una guerra opaca, senza rivendicazioni chiare, senza responsabilità dichiarate. Droni, attacchi mirati, sabotaggi: operazioni che esistono ma restano in una zona grigia. È qui che si gioca una parte decisiva del conflitto, non nel rumore ma nel silenzio.

TRUMP CONTRO LA NATO E L’OCCIDENTE CHE SI INCRINA

Nel suo intervento, Trump apre un altro fronte e attacca la NATO: “Non ha aiutato per nulla. Non dimenticheremo”. Una frase che pesa perché arriva mentre il conflitto richiederebbe compattezza e invece mostra una crepa dentro lo stesso Occidente. Non è solo una critica, è un segnale politico che rende ancora più fragile un equilibrio già instabile.

In mezzo a dichiarazioni e strategie, arriva una voce diversa, quella del cardinale Pietro Parolin, che parla di “stoltezza della guerra”. Una parola che non entra nei calcoli militari ma li supera, perché mentre si parla di opzioni e vittorie resta il dato più semplice: la guerra distrugge, sempre.

Il punto, ormai, non è più chi stia vincendo. È che la guerra si sta muovendo fuori controllo. Si allarga, si frammenta, cambia direzione, coinvolge nuovi attori e apre nuovi fronti. Non c’è più un centro, non c’è più una linea unica. Ogni attacco genera una risposta, ogni risposta apre un altro fronte.

C’è poi il tempo, che diventa decisivo: più il conflitto si prolunga, più diventa difficile fermarlo. Le tensioni si accumulano, gli interessi si irrigidiscono, gli spazi per la diplomazia si riducono. E in questo contesto anche un singolo episodio può produrre effetti più ampi.

Nel racconto di questa guerra le parole arrivano sempre dopo i fatti, cercano di contenerli, di spiegarli, di orientarli. Ma la realtà resta più veloce. E continua a muoversi.

I.S.F.O.A.-  Hoschule für Sozialwissenschaften und Management  proprio per questo motivo ha cercato di rafforzare il proprio ruolo ed intervento istituzionale accademico creando appositi percorsi di studio specialistici ed unici in Economia Sociale e Sviluppo Territoriale unitamente a momenti di formazione liberi e gratuiti a beneficio della cittadinanza dedicati alla Educazione Finanziaria come quello inaugurato nel mese di Giugno a Desio in Brianza.   

 

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