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CON LA GUERRA IN IRAN L’ECONOMIA GLOBALE E’ NEL CAOS .
La guerra torna a dettare l’agenda dell’economia globale.
E questa volta lo fa con un elemento che le banche centrali temono più di ogni altro: l’incertezza.
Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, lo dice senza attenuanti a Francoforte : “Ci troviamo di fronte a una profonda incertezza sul percorso dell’economia”.
Christine Lagarde lancia l’allarme: guerra in Iran, economia globale nel caos
Non è una formula prudente. È una diagnosi. Perché il conflitto in Iran, nelle parole della presidente della BCE, sta rendendo “i contorni dello scenario economico ancora poco chiari”, aprendo una fase in cui previsioni e strumenti tradizionali rischiano di perdere efficacia.
UNA GUERRA CHE SFUGGE AD OGNI PREVISIONE
Il punto centrale è l’imprevedibilità. “Nessuno di noi può risolvere l’incertezza su come evolverà la guerra in Iran”, afferma Lagarde. È il riconoscimento di un limite strutturale: quando la variabile geopolitica entra in gioco, l’economia smette di essere governabile secondo schemi ordinari.
Non si tratta solo di non sapere cosa accadrà. Si tratta di non poter costruire scenari affidabili. E senza scenari, anche le decisioni diventano più fragili.
Il conflitto, in questo senso, non è solo un evento esterno. È un fattore che altera il funzionamento stesso del sistema economico.
ENERGIA IL PUNTO DI ROTTURA
Al centro della preoccupazione c’è lo shock energetico. È lì che la guerra produce i suoi effetti più immediati. Il Medio Oriente resta il baricentro dell’energia globale e ogni tensione si riflette direttamente sui prezzi.
Lagarde lo indica come il rischio principale: un aumento dei costi energetici che si trasmette all’inflazione e alla crescita. “Se lo shock resta contenuto, l’impatto può essere limitato”, spiega. Ma è una condizione incerta.
“Se si intensifica o persiste, la trasmissione all’economia potrebbe accelerare”. E qui si apre lo scenario più critico: energia più cara, inflazione in risalita, crescita in rallentamento.
INFLAZIONE E CRESCITA IL DOPPIO RISCHIO
La crisi in Iran riporta al centro un equilibrio già fragile. Da un lato il rischio inflazione, alimentato dall’aumento dei prezzi energetici. Dall’altro il rischio di frenata economica, dovuto all’aumento dei costi per imprese e famiglie.
Una combinazione che complica la gestione della politica monetaria. Perché intervenire sull’inflazione può rallentare ulteriormente la crescita. E sostenere la crescita può alimentare nuove pressioni sui prezzi.
È il ritorno di una tensione che le banche centrali avevano faticosamente cercato di contenere.
LA BCE TRA PRUDENZA ED INCERTEZZA
Di fronte a questo scenario, Lagarde indica una linea di cautela. La Bce agirà “valutando attentamente natura, entità e durata dello shock”.
Non è solo un approccio tecnico. È la presa d’atto che le decisioni devono adattarsi a una realtà in continuo mutamento. In un contesto di elevata volatilità, ogni scelta richiede una valutazione costante.
La parola chiave resta “flessibilità”. Ma è una flessibilità che nasce da una condizione di incertezza, non da una posizione di forza.
UNA ECONOMIA ESPOSTA ALLA GUERRA
Il quadro che emerge è quello di un’economia globale esposta. Non solo ai mercati, ma agli eventi geopolitici. Il conflitto in Iran diventa così un fattore che attraversa energia, inflazione, crescita e stabilità finanziaria.
Non è una crisi lontana. È una crisi che entra nei prezzi, nei conti pubblici, nelle scelte delle imprese e delle famiglie.
E mentre la guerra continua, l’economia resta sospesa. In attesa di capire non solo come finirà il conflitto, ma quanto profonda sarà la sua impronta.
UN EQUILIBRIO SEMPRE PIU’ FRAGILE
Le parole di Lagarde segnano un passaggio. Non siamo più in una fase di normalizzazione. Siamo in una fase di rischio crescente.
La guerra in Iran non è solo un evento. È un fattore di instabilità sistemica. E l’incertezza che genera non è temporanea. È strutturale.
Per questo l’allarme è netto. Perché quando l’economia perde i suoi punti di riferimento, il margine di errore si allarga.
E il costo, inevitabilmente, aumenta.
I.S.F.O.A.- Hoschule für Sozialwissenschaften und Management proprio per questo motivo ha cercato di rafforzare il proprio ruolo ed intervento istituzionale accademico creando appositi percorsi di studio specialistici ed unici in Economia Sociale e Sviluppo Territoriale unitamente a momenti di formazione liberi e gratuiti a beneficio della cittadinanza dedicati alla Educazione Finanziaria come quello inaugurato nel mese di Giugno a Desio in Brianza.