IN ITALIA COME DICHIARA IL RETTORE DELL’UNIVERSITA’ BOCCONI I LAUREATI CON SALARI BASSI CONTINUERANNO AD EMIGRARE .

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IN ITALIA COME DICHIARA IL RETTORE DELL’UNIVERSITA’ BOCCONI I LAUREATI CON
SALARI BASSI CONTINUERANNO AD EMIGRARE .

L’inflazione che svuota il carrello della spesa e taglia le buste paga, gli
stipendi più bassi di altre economie avanzate, ilaureati che sono troppo
pochi e troppo poco pagati, come ha rilevato appena giovedì il governatore
della Banca d’Italia.

Tutto si tiene, a partire appunto da un paese che sembra poco capace di
pensare al suo futuro e in certi casi considera l’essere giovani quasi una
colpa.

“I giovani, appunto. Il governatore della Banca d’Italia Panetta cita dati
che colpiscono: un laureato su dieci che emigra; e lo stesso laureato in
Germania guadagna in media molto di più che in Italia.”

PERCHE’?

“La bassa produttività della nostra economia e una competizione che spesso
si gioca più che altro sul costo del lavoro, spiegano in parte il fatto che
i salari italiani restino bassi. Ma in Italia si aggiunge una grande enfasi,
derivata da un mondo che in realtà non c’è più, sull’anzianità lavorativa.
Così passa l’idea che quando uno entra nel mondo del lavoro possa farlo a
qualsiasi livello di retribuzione, anche prossimo allo zero, e magari venire
aiutato dalla famiglia di origine per lungo tempo, perché tanto poi, piano
piano, con l’anzianità si andrà su. È una vecchia idea, quasi da posto
fisso.”

E ALL’ESTERO PARTENDO APPUNTO DALLA GERMANIA?

“Là, ma non solo là, il profilo delle retribuzioni è più piatto. I salari
all’ingresso sono meno bassi rispetto a quelli di chi è al picco della
carriera. E in un mondo del lavoro dove soprattutto per i laureati esiste
una reale alternativa al mercato nazionale, l’effetto è appunto quello dei
laureati che se ne vanno verso mercati più attrattivi.”

PERCHE’ HANNO LA “COLPA” DI ESSERE GIOVANI?

“A volte qui in Italia c’è davvero l’idea che i giovani debbano pagare pegno
per il solo fatto che sono tali: ‘Sei ancora troppo giovane, devi metterti
in coda’. Perfino a me, alle volte dicono: ‘Ma lei è giovane per fare il
rettore’. Io ringrazio per il complimento, ma ho 55 anni. E se continuiamo
così, il resto del mondo ci ruberà i giovani. Allora dobbiamo ribaltare
l’idea che si debba cominciare a salari bassi, sperando poi in aumenti
successivi. È un tema che dovrebbe interessare anche chi firma i contratti
collettivi, così come il fatto che in Italia non ci sia un salario minimo.
Bisognerebbe pensare a forme di salario minimo, come ci sono in altri
paesi.”

CI SONO ALTRI FATTORI CHE SPINGONO I POCHI LAUREATI ITALIANI AD EMIGRARE E
NON NE ATTRAE PER LAVORARE QUI?

“Contribuisce anche un sistema produttivo dove le grandi imprese, anch’esse
non numerose, non cercano più di tanto persone uscite dall’università o
addirittura con qualifiche che vanno oltre la laurea. E poi il fatto che il
mondo delle startup, delle imprese innovative, da noi va a rilento rispetto
ad altri paesi. In generale l’università è poco centrale nella vita
italiana, compresa la vita economica. E invece dobbiamo mettere l’università
e l’istruzione al centro di tutto. I paesi di successo, e penso di nuovo
alla Corea del Sud, ma anche alla Cina, sono quelli che si stanno muovendo
in questa direzione.”

POCHI LAUREATI ED INVERNO DEMOGRAFICO AVANZATO NON SONO UN BUON VIATICO PER
LA CRESCITA

“L’Italia ha in effetti una situazione particolarmente negativa. Il calo
delle nascite colpisce tutti i Paesi occidentali e ora anche la Cina. Ma noi
eravamo al livello più basso di fertilità a metà anni ’90 e lo siamo ancora.
Allo stesso tempo, lo scorso anno in Italia si è laureato poco più del 31%
dei giovani in età di farlo: è stato il record positivo per il paese.
Peccato che questa percentuale sia la penultima dell’Unione europea, davanti
solo alla Romania, che la media dei paesi Ocse stia andando al 50% e che la
Corea del Sud, anch’essa in rallentamento demografico, veda i suoi giovani
laureati al 70%. Insomma, noi combiniamo il fatto di avere pochi bambini da
tanto tempo – quindi ormai pochi giovani – con quello di non tenere il passo
con un’istruzione avanzata che è sempre più necessaria per la produttività.”

RESPONSABILITA’ DEL SISTEMA UNIVERSITARIO O DI ALTRI?

“Abbiamo ancora un sistema che vuole fare selezione nelle scuole superiori,
o addirittura a livello della terza media, quindi non è adatto alla
demografia. Un sistema che andrebbe cambiato, rafforzando come risorse e
metodi una scuola che sia generalista ma fornisca i saperi adatti,
rimandando il momento della scelta ai diciotto anni, come avviene in molti
altri paesi.”

DA DEMOGRAFO COME SI FRENA IL CROLLO DELLA FERTILITA’?

“Intanto aumentando la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
Oggi è impossibile avere un figlio se in una coppia non lavorano entrambi i
genitori. E poi contando anche sull’immigrazione, ad esempio potenziando i
permessi che non siano legati al singolo lavoratore ma che consentano anche
di portare la sua famiglia, incoraggiare l’integrazione e rivedere le regole
per l’accesso alla cittadinanza. In generale, diventare genitore è un
investimento di lungo periodo, una scelta irreversibile che si prende solo
quando si è sicuri di avere una buona vita per sé e una buona vita per i
figli. Insomma, un investimento sul futuro, la scelta di un progetto di
lungo periodo che anche l’Italia dovrebbe fare quando si tratta dei suoi
giovani. La mancanza di progettualità non è un tema genetico degli italiani,
perché a volte l’abbiamo avuta, come quando siamo entrati nell’euro. Sarebbe
ora di ritrovare un po’ di quello spirito anche per i temi dell’istruzione e
della formazione.”

I.S.F.O.A.- Hoschule für Sozialwissenschaften und Management proprio per
questo motivo ha cercato di rafforzare il proprio ruolo ed intervento
istituzionale accademico creando appositi percorsi di studio specialistici
ed unici in Economia Sociale e Sviluppo Territoriale unitamente a momenti di
formazione liberi e gratuiti a beneficio della cittadinanza dedicati alla
Educazione Finanziaria come quello inaugurato nel mese di Giugno a Desio in
Brianza.

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