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IN AFRICA CRESCONO LE EMISSIONI DI SUKUK COME VALIDA ALTERNATIVA ALLE OBBLIGAZIONI IN DOLLARI .
Gennaio è un mese fervido per le finanze del Benin, un’economia minuta ma effervescente nell’Africa Occidentale.
A inizio 2025 Cotonou aveva emesso un bond da 500 milioni di dollari, rompendo il ghiaccio sull’obbligazionario africano.
Un anno dopo, è tempo di un nuovo debutto.
L’esecutivo ha reclutato un team di banche internazionali, incluse JPMorgan e Citigroup, come coordinatori e bookrunner per il collocamento di un Sukuk settennale: un “bond islamico” che dovrebbe essere denominato in dollari e valutato, scrive l’agenzia Reuters, con B1 dall’agenzia Moody’s e BB- da S&P.
Il Benin non era un caso isolato nel suo ritorno sui bond in valuta estera l’anno scorso. Non lo è oggi mentre valuta il lancio di un altro Sukuk insieme al collocamento di due bond in scadenza al 2038 e 2041.
I governi africani stanno mostrando un appetito in crescita per lo strumento, tecnicamente un «certificato di investimento» che rispetta la legge islamica Sharia e remunera il possessore con un ritorno legato a un bene sottostante e non con un rendimento prestabilito.
Le operazioni di big continentali, nel 2025, ne danno una misura. L’Egitto ha collocato da solo 2,5 miliardi di dollari in sukuk, con un’operazione privata da 1 miliardo di dollari USA a Giugno e un’emissione in due tranche da 700 milioni di dollari e 800 milioni di dollari nell’Ottobre dello stesso anno.
La Nigeria ha venduto un totale di otto sukuk governativi, l’ultimo a maggio 2025 con una raccolta di 300 miliardi di naira (190 milioni di dollari). Ora progetta di immettersi nel mercato internazionale con un bond islamico da 500 milioni di dollari all’interno di un piano governativo di 2,85 miliardi di dollari di prestiti sui mercati.
L’Algeria aveva annunciato un’emissione da 2,3 miliardi di dollari a novembre, poi slittata e ancora in stallo a inizio 2026.
La Tanzania ha registrato la prima emissione di un sukuk privato già nel 2020, sul listino di Dar es Salaam, ravvivando la sua offerta l’anno scorso con il «Zanzibar sukuk» collocato dall’amministrazione dell’isola in maggio: uno slancio ricalcato nell’agosto dello stesso anno dall’emissione del Al Barakah Sukuk a opera del big bancario tanzano CRDB Bank.
Fra 2023 e 2024 era stata la volta di Sudafrica e Kenya, mentre la banca multilaterale African Finance Corporation aveva lanciato già nel 2017 un “pionieristico” sukuk da 230 milioni di dollari ed è tornata sui circuiti della finanza islamica nel 2025 con un accordo da 400 milioni di dollari compatibile con la Sharia.
Il fermento continentale per i sukuk rientra nella crescita globale dei certificati, anche se con proporzioni – per ora – minimali rispetto a un mercato stimato dall’agenzia di rating S&P a 264,8 miliardi di dollari in emissioni nel 2025. L’appeal è dovuto a fattori esplicitati dagli stessi esecutivi, come la ricerca di prestiti più sostenibili o una diversificazione della platea di investitori.
I sukuk «sono spesso considerati un modo per diversificare la base dei creditori commerciali al di là dei tradizionali detentori di eurobond», spiega Mark Bohlund di Redd, una piattaforma di intelligence.
I limiti includono la modesta propensione al rischio degli investitori nel settore e i dubbi su un loro approccio in caso di insolvenza.
Finora, dice Mark Bohlund, non si è mai assistito al default di un sukuk emesso da un governo. In caso di ristrutturazione «non è chiaro se i detentori di sukuk aderirebbero alla stessa norma degli investitori in eurobond».
I.S.F.O.A.- Hoschule für Sozialwissenschaften und Management proprio per questo motivo ha cercato di rafforzare il proprio ruolo ed intervento istituzionale accademico creando appositi percorsi di studio specialistici ed unici in Economia Sociale e Sviluppo Territoriale unitamente a momenti di formazione liberi e gratuiti a beneficio della cittadinanza dedicati alla Educazione Finanziaria come quello inaugurato nel mese di Giugno a Desio in Brianza.